La Porta d’Ingresso della Turchia nell’UE

di Sam Andrea Williams - 12 Febbraio 2019


   
from Istanbul, Turkey

   DOI: 10.48256/TDM2012_00025

Uno sguardo panoramico sulla sicurezza energetica della Turchia, e come potrebbe cooperare con la UE.  La situazione attuale delle risorse della Turchia

La Turchia dipende sempre di più da importazioni di energia. Attualmente Ankara riesce a coprire solo il 26% del proprio fabbisogno energetico da fonti interne (Republic of Turkey Ministry of Foreign Affairs, 2019). L’importazione del restante 75% di energia da altri Paesi – prevalentemente dalla Russia e dall’Iran (Tradingeconomics.com, 2019) – comporta relazioni di dipendenza da quest’ultimi. Ankara deve quindi agire di conseguenza, modificando la sua politica energetica e le sue priorità diplomatiche.

Da quando la Turchia è diventata uno dei primi membri del Consiglio d’Europa nel 1949, ha sempre cercato di diventare membro anche della Unione Europea. Tuttavia, nel contesto delle negoziazioni, solo 16 Capitoli sono stati aperti, e i 29 restanti non sono mai stati discussi (EUROPP, 2019). Per la Turchia l’energia è un Capitolo molto importante nelle negoziazioni, perché avrebbe molto da poter offrire all’UE. Infatti diversi gasdotti progettati per esportare gas a Paesi membri dell’UE transitano proprio dalla Turchia. Al tempo stesso, la UE potrebbe aiutare la Turchia sulle energie rinnovabili, e sull’efficienza energetica, l’energia nucleare e i mercati del carbone (Iea.org, 2019).

Il potenziale delle risorse energetiche di Ankara

Per quanto riguarda la sicurezza energetica turca, occorre sottolineare che la Turchia non sta usando le sue proprie risorse interne al massimo delle loro potenzialità. Inoltre, Ankara è in grado di soddisfare solo un quarto circa del suo fabbisogno con le sue proprie risorse nazionali. Per aggravare la situazione, la Turchia ha registrato il tasso di crescita più alto fra i Paesi dell’OECD per quanto riguarda la domanda energetica tra il 2001 e il 2016 (Oecd.org, 2018). Le sue principali fonti interne di energia sono il carbone, gas naturale e l’energia idroelettrica (enerji.gov.tr, 2018). Queste stesse fonti però non vengono sfruttate appieno.

La Turchia genera circa un terzo della sua energia elettrica sfruttando il carbone (Ibid.). In più, attualmente riesce a reperirne la maggior parte del di cui ha bisogno. Al livello di politica estera, ma anche da altri punti di vista, il carbone non è completamente affidabile come fonte energetica. A differenza del carbone, l’energia idroelettrica è una fonte sicura e pulita, nonché rinnovabile, ed è anche altamente disponibile sul territorio turco. Attualmente, il Paese conta 636 centrali di energia idroelettrica, che coprono circa 22-23% del totale fabbisogno energetico nazionale (Ibid.). Malgrado ciò, il numero degli impianti installati non rappresenta neanche un terzo del numero che la Turchia potrebbe avere a disposizione (Ibid.). Se la Turchia scegliesse di investire massicciamente in energia idroelettrica, e di usare questa fonte fino al massimo delle sue potenzialità, il Paese potrebbe ottenerne più del 66% del suo fabbisogno energetico (Ibid.).

Vento, biomassa, energia solare, geotermia e energia atomica

L’energia prodotta dal vento o dalla biomassa, o dall’energia solare o dalla geotermia, rappresenta all’incirca 12-13% del fabbisogno energetico nazionale (Ibid.). L’energia eolica non supera una settima parte della sua potenzialità reale (Ibid.). Intanto la Turchia è tra i primi cinque Paesi al mondo per risorse geotermiche (Think GeoEnergy – Geothermal Energy News, 2018); ciononostante, il paese è ben lontano dal poter sfruttare appieno la disponibilità di tali risorse (enerji.gov.tr, 2018). Se invece spostiamo l’attenzione alla biomassa, la Turchia sfrutta solo una sesta parte del potenziale apporto di tale fonte di energia (enerji.gov.tr, 2018). Infatti avrebbe la possibilità di aumentare i relativi profitti da 1,5-2 MTEP a 8,6 MTEP (Ibid.). A questo punto, sorge una domanda: in quale settore energetico sta investendo la Turchia? La risposta si trova nell’energia atomica.

La Turchia è alle prese con un progetto, in collaborazione con la Russia, per la costruzione di una centrale nucleare in Akkuyu. Nel 2010, i due governi hanno siglato un accordo per ufficializzare la costruzione di questa centrale atomica. L’accordo prevede che la Russia paghi $20 mld (The National Interest, 2018), ma il sito rimarrà di proprietà russa, e la Turchia comprerà energia da questa centrale russa, situata però in territorio turco. Tale fornitura coprirà circa il 10% del suo fabbisogno energetico (enerji.gov.tr, 2018). Inoltre, ci sarebbe un progetto per costruire un altro impianto nucleare. Questa seconda centrale nucleare verrà realizzata nelle vicinanze di I?g?neada (enerji.gov.tr, 2018), a 12 km dal confine bulgaro. Erdogan e il presidente cinese Xi Jinping avrebbero concordato un’accelerazione del processo nel 2017 (DailySabah, 2017). Secondo quanto affermato dallo stesso presidente turco, i lavori dovrebbero iniziare nel 2019 (enerji.gov.tr, 2018).

Il cavallo di forza turco sotterraneo

Una rete di sei gasdotti soddisfa quasi un terzo della domanda energetica della Turchia (Ibid.). In più, la Turchia dipende dal gas anche per scopi diplomatici. Il Corridoio meridionale del gas (Southern Gas Corridor, SGC) è un vasto progetto che mira a portare gas dall’area del Mar Caspio in Europa. Il SGC finirà per includere anche il gasdotto SCP (South Caucasus Pipeline), il TAP (Trans-Adriatic Pipeline), e il TANAP (Trans-Anatolian Natural Gas Pipeline). Il gasdotto Interconnettore Turchia-Grecia-Italia (ITGI) è articolato in tre sezioni, collegando la Turchia alla Grecia, la Grecia all’Italia e la Grecia alla Bulgaria. Intanto, il flusso di gas naturale dalla Russia è garantito da tre gasdotti, Western Route, Blue Stream e il progetto Turkstream. Infine, il gasdotto Iran-Turchia rappresenta un flusso importante di gas in arrivo in Turchia.

La “Via della Seta energetica” di Erdogan (Newtimes.az, 2018) – TANAP – porterà gas dalla zona del Mar Caspio in Turchia a partire dal 2020. Il SGC entra anche direttamente nel territorio dei Paesi europei, aumentando così la dipendenza dell’UE dalla Turchia. Analogamente, l’ITG è stato definito un ‘progetto di interesse europeo’ (Energy, 2018), e la Commissione europea vi ha investito 100 m (Hydrocarbons Technology, 2018). L’ITG dà alla Turchia la possibilità di aumentare la sua importanza per i Paesi membri dell’UE. Questo perché il gas in arrivo in Grecia e in ‘Italia, tramite i gasdotti turchi, viene poi inoltrato ad altri stati membri dell’Unione europea.

Le relazioni diplomatiche causate dai gasdotti

Nel 1996 Ankara e Tehran stipularono un accordo bilaterale per l’acquisto di gas naturale iraniano, a partire dal 2001 (enerji.gov.tr, 2018). Diciassette anni più tardi, l’amministrazione di Donald Trump impose sanzioni unilaterali all’Iran. Ciò ha portato ad ulteriori tensioni fra gli USA e la Turchia. Per giunta, un gasdotto molto importante esporta gas naturale e petrolio dall’Azerbaijan alla Turchia, attraverso la Georgia. Il SCP (conosciuto anche con la sigla BTE) e l’oleodotto BTC (per il greggio) dovevano transitare per l’Armenia. Nel 2004, gli USA hanno dato un appoggio massiccio al progetto (AzerNews.az, 2018), ma i legami fra l’Armenia e la Russia hanno indotto l’Armenia a negare il diritto al gasdotto di transitare sul suo territorio (RadioFreeEurope/RadioLiberty, 2017). Di conseguenza, il BTC e il BTE si dirigono verso nord dall’Azerbaijan, per poi virare in direzione sud per raggiungere Erzurum e Ceyhan.

Questo dimostra come la Turchia possa aggirare la volontà della Russia con l’aiuto dei suoi alleati della Nato. Questo fatto ha creato un rapporto di interdipendenza fra la Georgia e la Turchia, aumentando il loro ruolo nella regione. La Russia continua ad essere determinante per la stabilità nel sud Caucaso, sebbene il SCP sia riuscita ad allentare la pressione sull’Azerbaijan e sulla Georgia. Non si devono sottovalutare i rapporti della Russia con la Turchia al livello di sicurezza energetica. Blue Stream, Turkstream e il Western Corridor, che collegano la Russia alla Turchia attraverso l’Europa e il Mar Nero, sottolineano la dipendenza del Paese dalla Russia, la quale, nel 2016, ha garantito il 31% di tutte le importazioni di petrolio raffinato nella Turchia (Eia.gov, 2017), e il 56% del totale di gas importato nel 2015 (Oxfordenergy.org, 2018). Queste cifre piuttosto notevoli intimoriscono non solo l’Unione europea, ma anche gli stessi Stati Uniti e gli altri alleati Nato.

Il gas che connette Ankara e Mosca

Nel 1986, la Russia firmò in Ankara un’intesa per cui avrebbe venduto gas naturale tramite il Western Route – passando attraverso il territorio di Europa continentale – per la durata di 25 anni. Questo flusso presentò alcuni problemi inattesi. Negli anni passati alcuni contenziosi sul gas naturale fra la Russia e l’Ucraina hanno fatto sì che la fornitura di gas dal West Line alla Turchia venga interrotta periodicamente (Ibid.). Intanto però la Turchia riceve più gas naturale tramite Blue Stream. L’azienda russa, Gazprom, costruì e finanziò la maggior parte del gasdotto, mentre la società turca, BOTAS, finanziò e costruì solo il tratto che si trova in territorio turco (Ibid.).

Questo flusso iniziò nel 2003, mentre Turkstream inizia la costruzione solo nel 2016, e nel novembre del 2018 Gazprom inaugurò l’arrivo di questo gasdotto in Turchia, al quale la Russia ha consentito di inviare 14 mld m3 di gas, senza nessuna modifica nelle condizioni dei contratti esistenti (enerji.gov.tr, 2018). Mentre i problemi riscontrati con la rotta occidentale potrebbero convincere la Turchia a rivolgersi altrove per il gas, e di ridurre la sua dipendenza dalla Russia, Ankara ha insistito per aumentare l’afflusso di gas naturale russo. Per contro, ciò ha determinato anche un aumento nel ruolo strategico e diplomatico della Turchia nella regione, visto che il gas russo che entra in Turchia circola anche nei Paesi limitrofi, prima o poi. Vale la pena riflettere sul fatto che la posizione geografica della Turchia è estremamente favorevole.

La posizione geografica a favore di Ankara

I turchi confinano con quegli stessi Paesi che vantano la maggior parte delle risorse energetiche del pianeta. Infatti la Russia, l’Asia centrale ed il Medioriente possiedono circa il 47% delle risorse energetiche del mondo. A questo si aggiunge l’Europa, che consuma all’incirca il 20% dell’energia globale disponibile (Shedding light on energy on the EU, 2018). È evidente quanto sia importante per la Turchia il fatto di poter contare su una certa cooperazione con l’UE. A questo proposito, Ankara ha affermato ufficialmente che: “L’energia è uno degli argomenti più importanti nei rapporti UE-Turchia” (Xinhuanet.com, 2018). La stessa UE avrebbe altresì tutto da guadagnare da una più stretta cooperazione energetica con la Turchia. Infatti, la UE potrebbe usare la Turchia per rilanciare il suo mercato, e per portare stabilità nel Medio Oriente, il Mar Caspio e il Caucaso. Inoltre, potrebbe contare di più su un percorso alternativo di fornitura (ECFR, 2015).

Sin dal 2006, la Turchia ha tentato di accelerare la trattativa per entrare nell’UE, entrando nella Comunità energetica europea in qualità di Osservatore. Nel quadro della trattativa di adesione, nel 2007 Ankara ha concluso il vaglio del Capitolo relativo all’Energia (EU Delegation to Turkey, n.d.). Nel 2015, un primo incontro a questo proposito, fra funzionari della Turchia e dell’UE, è avvenuto ad Ankara, seguito da un secondo incontro ad Istanbul nel 2016. A Istanbul, la Turkish Electricity Transmission Corporation – la TEI?A – ha rafforzato i suoi rapporti con l’ente denominato European Network of Transmission System Operators for Energy – ENTSO-E – diventandone il primo Paese osservatore (Electric Energy Online, 2016). Inoltre, il ruolo della Turchia aumenterà, dal momento che “entro il 2021, verrà concesso alla Turchia un ruolo nei meccanismi decisionali dell’UE per quanto riguarda le norme commerciali” (Apps.dtic.mil, 2008).

Rapporti energetici tra Turchia e UE

La Turchia è sempre stata alquanto restia a parlare dell’energia nell’ambito della Comunità energetica, ma anche della ENTSO-G (European Network of Transmission System Operators for Gas). Infatti la Turchia non ha mai veramente voluto liberalizzare il suo mercato del gas. Con il risultato che la Natural Gas Law del 2001 non fu mai implementata, dato che Ankara voleva impedire ad altre società – comprese quelle internazionali – di poter entrare nella compagine azionaria nell’unica azienda statale – la BOTAS – che detiene il controllo su tutti i gasdotti presenti sul territorio nazionale (Mondaq.com, 2018). Pertanto, Ankara non riuscì a raggiungere gli standard europei che avrebbero potuto automaticamente migliorare lo stato della sua domanda di adesione all’UE per diventare membro pieno.

Tuttavia, la legge del 2013 che regolava il mercato turco dell’energia elettrica ha liberalizzato la maggior parte del relativo mercato europeo, aprendo alla libera competizione entro il 2015 (IEA, 2016). In più, ha rafforzato i rapporti con ENTSO-E, e ha aumentato il flusso di gas verso la UE, passando per l’ITG (Entsoe.eu, n.d.). Sebbene la Turchia rimanesse restia alla privatizzazione della BOTAS, il gas ha sempre avuto un ruolo centrale nella trattativa fra l’UE e la Turchia in campo energetico (Barysch, n.d.). Non solo, la Turchia si è dimostrata essenziale all’UE in termini delle sue importazioni di gas (Ibid.). Nel 2008, questo suo ruolo vitale è risultato ancora più evidente, in seguito alla decisione europea di ridurre la sua dipendenza eccessiva dalla Russia.

Potenziali accordi energetici Turchia-UE

Il progetto dei primi anni 2000 di realizzare il gasdotto Nabucco sarebbe stato accolto molto positivamente da Bruxelles, dato che mirava a portare petrolio e gas all’Unione europea dall’Azerbaijan, dall’Iraq, dal Turkmenistan e dall’Iran. Tuttavia, il Corridoio sud ha sostituito il progetto, e ha soddisfatto l’UE. Così è servito a dimostrare la volontà turca di diventare un eccezionale fulcro regionale dell’energia, nonché la sua forte capacità di realizzare questa grande ambizione (TOKU , 2019). Nell’ambito dell’Agenda positiva, il commissario Füle era entusiasta riguardo alla disponibilità, da parte di Ankara, ad aprire il Capitolo 22 dell’acquis (Morelli, 2013), quella parte che tratta la politica regionale, e il coordinamento degli strumenti strutturali. Ciò che colpisce in quest’ottica e il fatto che perfino Paesi che si opponevano all’adesione della Turchia hanno appoggiato le trattative su questo tema (Esiweb.org, n.d.).

La Commissione europea mira proprio ad aprire una trattativa sul tema dell’energia. In particolare, l’apertura del Capitolo 15 (il Capitolo ‘Energia’) che riguarda “le regole e le politiche inerenti soprattutto […] il mercato interno dell’energia […], l’efficienza energetica, il nucleare, la sicurezza atomica e la protezione contro la radiazione” (Politica europea di vicinato e la trattativa di allargamento – Commissione europea, n.d.). Tuttavia, mentre la Turchia crede che “l’apertura del Capitolo energetico [della trattativa di adesione all’UE] getterà le basi per la trattativa con l’UE sull’adesione turca alla Comunità energetica” (Koranyi and Sartori, 2013), il processo di cooperazione energetica con la Turchia nel contesto della Comunità Energetica “non ha niente a che fare con l’adesione all’UE, [e che] il primo non pregiudica la seconda, e viceversa” (Grabbe, 2002).

Sviluppi nelle relazioni UE-Turchia

Ciononostante, tale cooperazione nel campo del gas portò ad un ulteriore approfondimento dei rapporti UE-Turchia nel 2015. La partita avrebbe potuto cambiare radicalmente, tutto a favore della Turchia, con l’abbandono da parte di Mosca del progetto South Stream, e il suo appoggio pieno del gasdotto Turkstream (U.S., 2018). Solo il tratto che collega la Russia alla Turchia è stato realizzato per ora, ma altri tratti capaci di portare gas in Europa potrebbero far sì che la Turchia giochi un grande ruolo come primo fulcro di energia nella regione – una posizione fortemente voluta e cercata da Ankara.

Indubbiamente il gas costituisce un tassello importante nei rapporti energetici tra l’UE e la Turchia, ma non è il solo tema all’ordine del giorno nel campo dell’energia. Infatti l’UE ci tiene molto a candidarsi come leader mondiale dell’energia sostenibile; pertanto sarebbe ben disposta disposta a cooperare sulla decarbonizzazione. Questo scopo tocca da vicino anche i suoi interessi commerciali. La Turchia rappresenta una grande opportunità per imprese europee coinvolte nel settore dell’energia rinnovabile, e l’efficienza energetica. Questo perché nessun altro stato ha mai investito in questo settore sul territorio turco (Turkish Policy Quarterly, 2018).

Come l’UE potrebbe aiutare Ankara

Una cooperazione UE-Turchia in campo energetico sarebbe negli interessi di Ankara per più motivi. Primo, con le sue conoscenze potrebbe dare un contributo, appoggiando l’attuazione dei piani per l’energia atomica della Turchia (World- nuclear.org, 2018). Invece di aumentare la sua dipendenza dal carbone, lo Stato turco potrebbe ricevere investimenti per i suoi progetti destinati a sviluppare le fonti rinnovabili. È interessante notare che dialoghi sul carbone e sull’energia atomica, non sono mai stati affrontati durante i colloqui bilaterali. Invece, il confronto sulle rinnovabili potrebbe determinare una più intensa cooperazione politica, e alcune ONG, da ambedue le parti, potrebbero finire per lavorare insieme, promuovendo una maggiore consapevolezza dei temi ambientali nella Turchia stessa. Inoltre, l’intensificarsi dei rapporti con la UE avrebbe l’effetto di rassicurare gli investitori internazionali, ma anche quello di migliorare lo sviluppo del settore dell’energia (Wearden, 2018). In realtà, il vincitore di questa partita è proprio la Russia.

Essa infatti esporta gas ad Ankara tramite tre gasdotti, ed è il primo esportatore di gas verso la UE. Nel 2018, Putin festeggiò l’inizio della costruzione di una centrale nucleare in Akkuyu – che potrebbe fornire il 10% del fabbisogno energetico turco – e a novembre il primo tratto del Turkstream fu realizzato fra la Russia e la Turchia, mentre il secondo tratto, che raggiungerà l’Europa, arriverà a breve. Ma non finisce qui; infatti anche in altre sfere Mosca ha manifestato tutta la sua abilità nel aumentare la sua influenza anche in altri campi, per esempio con l’accordo missilistico S-400 (U.S., 2017), oppure il suo stesso ruolo in Siria. Che lo scopo sia l’adesione della Turchia all’UE o meno, sia l’UE che la Turchia dovrebbero cooperare di più per ridurre l’influenza russa nei loro territori. Infatti i benefici più grandi dei colloqui energetici si possono vedere sullo scenario internazionale.

Ankara ha da guadagnare nel dialogare con l’UE

Per quanto riguarda l’energia rinnovabile, le rassicurazioni agli investitori, o l’aumento del flusso di gas all’UE sono certo elementi importanti, ma ancora più importanti risultano le considerazioni e le questioni nel campo della diplomazia, e le posizioni prese in seguito a vicende nazionali ed internazionali. La diversificazione energetica comporta anche la necessità di trattare con l’Iran. In estrema sintesi, la Turchia e l’UE hanno bisogno di cooperare nel dialogo con l’amministrazione Trump, per spiegare come le sanzioni contro l’Iran condizionano non solo la Turchia, determinando la sua dipendenza dalla Russia, ma anche l’UE, e la sua scelta, più che legittima, di non dipendere dalla Russia. Un dialogo con la UE sui temi dell’energia potrebbe essere un argomento forte capace di far cambiare idea sull’ipotesi di stabilire un rapporto più stretto con Ankara.

Verosimilmente anche gli USA non dovrebbero tardare a capire le ragioni dei suoi alleati, dal momento che i primi opposero fortemente la strategia russa mirata a diventare il principale fornitore di energia per molti Paesi membri della Nato. Dopo aver convinto gli USA a normalizzare i loro rapporti con l’Iran, o più semplicemente a eliminare le sanzioni, la Turchia e l’UE potrebbero ridurre la loro dipendenza dalla Russia, e al contempo mantenere buoni rapporti con il maggior stato membro della Nato. Tuttavia, la Turchia dovrebbe anche darsi da fare per ottenere un qualche ruolo nel nuovo gasdotto che l’Israele sta progettando, e che dovrebbe attraversare il Mediterraneo per raggiungere Cipro, Grecia e Italia. Il semplice mantenimento dello status quo, senza modifiche, farebbe sì che tutti i piani del governo turco salterebbero inesorabilmente, se il gasdotto israeliano dovesse concretizzarsi nella sua forma attuale.

La Turchia può usare l’energia per migliorare la propria situazione diplomatica

Ora come ora sembra un’impresa ardua per i turchi abbracciare l’Iran e, al contempo, portare avanti un dialogo con l’Israele e con gli Stati Uniti. Se invece la Turchia facesse questo sforzo diplomatico, la Russia subirebbe una perdita di influenza non secondaria in Turchia. Di riflesso, direttamente o indirettamente, ciò aumenterebbe anche i legami con la UE, mentre la stessa UE ambisce a diventare meno dipendente dalla Russia.

In ultima analisi, grazie ad una cooperazione con la UE sui temi dell’energia, la Turchia potrebbe essere in grado di contare su un alleato forte ed altrettanto interessato alla rimozione delle sanzioni iraniane. Potrebbe altresì entrare a far parte del gasdotto israeliano, ridurre la sua dipendenza dalla Russia, aumentare e migliorare il suo rapporto con gli USA (cosa che aiuterebbe enormemente Ankara, a cominciare dalla vicenda siriana, e dall’eliminazione della sanzione USA alla Turchia stessa), e infine aumentare la sua efficienza nel campo dell’energia rinnovabile internamente. E, perché no, forse addirittura permettere alla Turchia di entrare nell’Unione Europea a pieno titolo.

 

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Autore dell’articolo*: Sam Andrea Williams, studente in ‘International Relations’ alla University of Kent, nonché visiting student presso la Bogazici Universitesi, Istanbul.

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Nota della redazione del Think Tank Trinità dei Monti

Come sempre pubblichiamo i nostri lavori per stimolare altre riflessioni, che possano portare ad integrazioni e approfondimenti. 

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Editor’s Note – Think Tank Trinità dei Monti

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