Tratta delle donne nigeriane

di Roberta Croce - 12 Febbraio 2019

   from Rome, Italy

   DOI: 10.48256/TDM2012_00023

La tratta come nuova forma di schiavitù e la speranza di trovare una vita migliore

Milioni di ragazze cominciano un viaggio disperato per scappare dalla povertà della Nigeria cercando di raggiungere le coste europee alla ricerca di una vita migliore. Purtroppo però, non è spesso ciò che le attende perché, una volta arrivate, sono forzate ad una vita di prostituzione. Le cifre che rappresentano questo fenomeno sono difficili da trovare, poiché non esistono fonti di governi africani che siano completamente trasparenti. Secondo la stima dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), il numero delle vittime della tratta a fine di sfruttamento sessuale è di circa 3 800 – 5 700 persone ogni anno. L’Africa dell’ovest, e la Nigeria rappresenta il principale paese d’origine (UNODC 2009). Secondo l’OIM, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, nel 2016 i migranti nigeriani che sono arrivati in Italia erano 37 500, di cui la maggior parte composta da giovani donne (La Libre Afrique 2017).

 

Tratta delle donne nigeriane per sfruttamento sessuale come traffico di esseri umani con fondo di schiavitù

Questo sistema si sviluppa con un processo ben preciso ed articolato che fa uso strategico anche di credenze popolari e legami sociali per non permettere alle ragazze di poter scappare. Sfortunatamente questo fenomeno non riguarda solo la Nigeria, ma anche molti altri paesi africani, tuttavia questo caso è caratterizzato da alcuni elementi specifici. Il sistema si basa sulle “madame”, delle prostitute più anziane che si occupano delle ragazze una volta arrivate in Europa. Inoltre, viene utilizzata in maniera strumentalizzata, una credenza popolare, il “juju”,  per vincolare le vittime al rimborso del debito di viaggio.

 

Le vittime della tratta: le donne. Enorme povertà, enorme speranza di uscirne

Il soggetto di questa pratica sono le donne, che vogliono scappare da una realtà cruda e con poche speranze. I reclutatori le convincono con proposte di lavoro in Europa, come la badante o la parrucchiera. Quindi vengono facilmente raggirate con false illusioni di un futuro migliore. Secondo il rapporto dell’EASO (European Asylum Support Office), le principali protagoniste della tratta sono giovani ragazze tra i 17 e i 30 anni, ma la maggior parte è formata da ragazze tra i 18 e i 20 anni (Plambech 2015). Molte di loro provengono dalla regione di Benin City, molto conosciuta per la sua rete di trafficanti.  Le ragazze nigeriane possono essere coscienti che saranno destinate a una vita di prostituzione. Ciò nonostante, la speranza di un futuro migliore le spinge a farsi avanti, con la convinzione che andare a lavorare in paese più ricco possa fruttare profitti maggiori e più velocemente (Plambech 2015).

 

Perché si tratta di una forma di schiavitù?

Questo fenomeno può essere considerato come una forma di schiavitù perché il concetto in sé di schiavitù è la privazione della libertà. Nel caso in analisi, le ragazze nigeriane diventano schiave nel mercato del sesso europeo, nel quale vi è una domanda in forte crescita di prostitute, soprattutto di origini etniche. La tratta delle donne nigeriane rappresenta una forma di schiavitù, poiché la persona è privata non solo della sua libertà ma anche del suo valore, del suo corpo e della sua dignità (Resta 2018). La volontà d’agire delle donne in questione, o women’s agency, dipende in particolar modo dallo status sociale e dal contesto di provenienza (Bettio, Della Giusta, Di Tommaso 2017). Di conseguenza, sono le donne più povere che entrano nel circolo vizioso della tratta a fini di prostituzione in Europa. Gli individui più deboli della società nigeriana, pronte a cominciare il terribile viaggio verso un avvenire incerto.

 

Nuova schiavitù che differisce dal fenomeno tradizionale

Secondo Kevin Bales, nel passato la schiavitù era fondata sulla proprietà privata del padrone e sul suo podestà domiciliato. Lo schiavo era, dunque, considerato come un “bene” di lusso, quindi un “oggetto” molto caro; in più, il rapporto tra il padrone e lo schiavo aveva durata di lungo termine, anche per tutta la vita (Bales 2000). Contrariamente, il nuovo tipo di schiavitù non è caratterizzato dalla proprietà del padrone sullo schiavo.

Il rapporto tra i due soggetti è di asservimento, ha una durata molto più limitata nel tempo e gli individui sfruttati sono generalmente caratterizzati dalla marginalità delle loro condizioni di origine (Bales 2000). Per questo motivo, possiamo affermare che la tratta delle donne nigeriane rappresenta una nuova forma di schiavitù.  Queste vengono sfruttate dalle madame e dai trafficanti del mercato del sesso, pur non essendo loro proprietà privata. Infatti, sono utilizzate finché considerate “utili” (Plambech 2015). Nonostante la differenza concernente la proprietà della persona e il rapporto padrone-schiavo, possiamo individuare una caratteristica ricorrente: la mancanza di libertà e lo sfruttamento.

 

Il debito e le “madame”

Per capire a fondo questo fenomeno, c’è necessità di analizzare il ruolo delle figure che si occupano delle varie tappe della tratta. Il prosseneta approccia le ragazze in situazione di povertà, in quanto non possiedono i mezzi economici per poter pagare il viaggio verso l’Europa (Kleemans e Smit 2014). Questa figura è incarnata dalla “madame”, una donna più anziana che è stata una prostituta nel passato e che ora si occupa di organizzare il futuro sfruttamento delle donne più giovani (Mancuso 2014). La madame si offre di pagare in anticipo le spese del viaggio, anche se normalmente le ragazze non conoscono la somma esorbitante da dover rimborsare, dopo l’arrivo (Plambech 2015). Questa somma può arrivare fino a circa 50000€ – 60000€ per ciascuna. Tuttavia, loro e le loro famiglie non hanno la coscienza dell’importanza del debito contratto e, poiché la fuga illegale rappresenta la sola alternativa, accettano (Mancuso 2014).

 

Il ruolo chiave delle madame

Le madame hanno un ruolo chiave in questo sistema perché grazie al loro passato nella prostituzione e la loro condizione di “ex vittima”, possono assicurare successo nel coinvolgimento delle ragazze (Mancuso 2014). Sono anche capaci di fingere un interesse di tipo romantico e di protezione verso le ragazze più giovani, come se volessero costruire una relazione benevola (Kleemans e Smit 2014). Quando le ragazze nigeriane arrivano in Europa, comprendono il valore del debito e che la maniera più rapida per poterlo ripagare è la prostituzione (Plambech 2014). A questo punto il ruolo delle madame si trasforma, diventando una figura che esercita coercizione sulle ragazze (Kleemans e Smit 2014) in quanto la madame è la proprietaria della ragazza fin quando quest’ultima non avrà ripagato il debito nella sua interezza (Baarda 2016).

 

A women’s business

Esistono due tipi di madame: la prima si trova in una posizione più elevata nel sistema, poiché possiede potere decisionale e accesso ai mezzi finanziari. La seconda è la madame più vicina alle vittime, connessa direttamente con il loro sfruttamento e i cui benefici sono proporzionali alla remunerazione delle ragazze (Mancuso 2014). Dunque, possiamo osservare che il sistema è un ciclo continuo, formato gerarchicamente, nel quale le vecchie “schiave” si rimettono al servizio del sistema per coinvolgere le nuove, volendo aumentare i propri profitti.  Inoltre, gli elevati salari delle madame spingono le ragazze a mettersi in cammino (Baarda 2016). Questa argomentazione mostra in maniera evidente che la tratta delle donne nigeriane è una forma di schiavitù moderna, perché vengono utilizzate per i profitti di terzi. In più, questo traffico è un commercio quasi completamente al femminile, denominato da Kleemans e Smit, a women’s business (Kleemans e Smit 2014).

 

Il rito vudù o “juju”

Una domanda che si pone spontanea è: perché c’è una mancanza di libertà in questo sistema? Perché le ragazze non scappano e basta? È fondamentale evidenziare che la tratta delle donne nigeriane a fine di sfruttamento sessuale utilizza una credenza popolare vudù, conosciuta come “juju”. Secondo questo credo “gli spiriti o gli dei governano la terra e ogni aspetto dell’esistenza umana” (Plambech 2015). Essendo una credenza religiosa tradizionale, i giuramenti sono solitamente dichiarati durante una cerimonia rituale, spesso praticati con oggetti che danno al rituale un’atmosfera magica (Nwogu 2008). Durante la cerimonia viene stipulato un contratto che vincola le ragazze a rimborsare il loro debito, pena la punizione da parte del “juju” (Dols Garcia 2013).

 

L’aspetto del rito vudù è peculiare e unico

Il rito vudù è un elemento centrale del modus operandi del sistema della tratta in Nigeria, che strumentalizza una credenza popolare per farne profitto a scapito dei più poveri e senza opportunità (Baarda 2016). Le “juju” rappresentano il legame tra il pagamento del debito contratto per il viaggio e la forma di schiavitù che lega le ragazze alle madame. Il rito riesce ad impaurire le vittime, abituate ad una vita di tradizioni e credenze religiose, a tal punto che le madame possono essere sicure che le ragazze non ripartiranno prima di aver pagato il debito. Il “juju” viene utilizzato in modo cinico, perché nel fenomeno della tratta delle donne diventa uno strumento per perpetuare lo status di schiavitù delle vittime, attraverso una manipolazione a livello psicologico difficile da eradicare (Dols Garcia 2013).

 

Il rito che raggira le ragazze

Di conseguenza, possiamo sostenere la particolarità del caso della Nigeria nell’ambito dello sfruttamento delle donne con finalità sessuali, poiché esse sono vittime di una sistema ben organizzato nel quale il “juju” ha un ruolo fondamentale. Le madame rappresentano altresì un ruolo centrale nella tratta, in quanto “posseggono” le ragazze e hanno il potere decisionale di mantenere la loro condizione di schiavitù fino a rimborso avvenuto. Questo tipo di schiavitù sottile è anche difficile da cogliere per le autorità europee perché, visto che il giuramento del rito è percepito come oppressivo, le ragazze quando interrogate dalla polizia, rifiutano di cooperare (Plambech 2015).

 

Migrazione e traffico delle donne

Nel contesto della migrazione delle donne nigeriane, è piuttosto un traffico con lo scopo di entrare nel mercato nero del sesso. Esiste una differenza tra human smuggling, contrabbando di esseri umani e human trafficking, traffico di esseri umani (Kleemans e Smit 2014). Il primo si riferisce all’immigrazione illegale, ovvero rifugiati di guerra o richiedenti asilo che pagano dei trafficanti per farli sbarcare sulle coste dei paesi mediterranei, con la speranza di trovare un lavoro o una via di fuga. I migranti vengono lasciati in mare e, una volta arrivati, devono trovare un mezzo di sussistenza autonomamente. Dunque, lo human smuggling include il reclutamento e l’entrata clandestina delle persone.

Contrariamente, il concetto di traffico di esseri umani suppone tre tappe: il reclutamento, il trasporto e lo sfruttamento. Per cui, lo human trafficking comprende l’abuso e il controllo delle persone anche dopo che quest’ultime sono state trasportate in Europa (Kleemans e Smit 2014). Ciò accade perché il traffico non porta profitti ai soli trafficanti ma al sistema nel suo insieme.

 

Human trafficking

E’ possibile dunque affermare che il caso esaminato rappresenta un fenomeno di traffico di esseri umani. Le cause delle migrazioni dall’Africa verso l’Europa trovano le loro radici nella povertà, nell’ineguaglianza e nella ricerca di una vita migliore. La migrazione delle donne nigeriane ha, però, una particolarità che spiega perché sia una forma di schiavitù. Difatti, la tratta non finisce all’arrivo delle vittime sul suolo europeo, bensì rientra in un sistema che si sviluppa nel paese di destinazione. Il processo è ben strutturato: le ragazze, prima di partire, ricevono un numero di telefono da chiamare quando arrivano, poi qualcuno le va a prendere nei centri di accoglienza ed infine entrano nel giro dello sfruttamento sessuale (Betraux 2016).

 

Conclusione

In conclusione, possiamo affermare che la tratta delle donne nigeriane verso l’Europa rappresenta una nuova forma di schiavitù. È evidente che il governo della Nigeria abbia delle enormi responsabilità per quanto riguarda questo fenomeno.  La ragione primaria della fuga delle ragazze dal paese è proprio la povertà e la mancanza di opportunità per una vita migliore. Tuttavia, ciò non deresponsabilizza i trafficanti che si servono di questa situazione di miseria. Le donne sono le vittime della tratta perché hanno l’illusione di una seconda chance nella vita, ritrovandosi invece vincolate al rimborso del debito al quale non possono scappare.

In questo caso la dimensione della schiavitù, intesa in senso moderno, è chiara perché fatta di un sistema di reclutamento, traffico e sfruttamento ben definito e ben coordinato. Non soltanto ciò rappresenta una privazione della libertà delle ragazze nigeriane, in più il processo di reclutamento funziona grazie ad una credenza popolare, il “juju” che agisce psicologicamente sulle loro coscienze e, di conseguenza, a loro discapito. Il sistema diventa un circolo vizioso. Una volta arrivate in Europa, scoprono l’ammontare del debito e diventano oggetto delle madame. La prostituzione si presenta come il mezzo più rapido per liberarsi dal debito, cosa che non possono fare avanti, altrimenti il “juju” potrebbe punirle.

 

 

Bibliografia

Baarda, Charlotte. S. 2016. “Human Trafficking for Sexual Exploitation from Nigeria into Western Europe: The Role of Voodoo Rituals in the Functioning of a Criminal Network.” European Journal of Criminology 13 (2): 257–73.

Bales, Kevin. 2000. I nuovi schiavi: la merce umana nell’economia globale. Feltrinelli Editore.

Betraux, Mylène. 2016. “Esclaves sexuelles, prostitution: le triste sort des Nigérianes arrivant en Europe”. Dans Le Figaro.fr Madame. Online. http://madame.lefigaro.fr/societe/esclaves-sexuelles-prostitution-le-triste-sort-des-nigerianes-en-europe-080816-115756-

Bettio, Francesca, Marina Della Giusta, and Maria Laura Di Tommaso. 2017. “Sex Work and Trafficking: Moving beyond Dichotomies”. Feminist Economics 23 (3): 1–22.

Dols García, Ana. 2013. “Voodoo, Witchcraft and Human Trafficking in Europe”. UNHCR Research Paper, Geneva.

Kleemans, Edward R., Monika, Smit. 2014. “Human Smuggling, Human Traffiking, and Exploiation in the Sex Industry”. In The Oxford Handbook of Organized Crime, 381-401. Oxford University Press.

La Libre Afrique. N.D. 2017. “Nigeria : la prostitution pour rejoindre l’Europe”. In La Libre Afrique. Online. https://afrique.lalibre.be/5122/nigeria-les-jeunes-filles-courent-vers-les-trafiquants-pour-rejoindre-leurope/. (page consultée le 20 novembre 2018)

Mancuso, Marina. 2014. “Not All Madams Have a Central Role: Analysis of a Nigerian Sex Trafficking Network”. Trends in Organized Crime 17 (1–2): 66–88.

Nwogu, Victoria. I. 2008. “Human trafficking from Nigeria and voodoo. Any connections?”. In La Strada International Newsletter.

Plambech, Sine. 2014. “Between ‘Victims’ and ‘Criminals’: Rescue, Deportation, and Everyday Violence among Nigerian Migrants”. Social Politics 21 (3): 382–402. https://doi.org/10.1093/sp/jxu021.

Plambech, Sine. 2015. “EASO Rapport d’information – Nigeria, Traite Des Femmes à Des Fins Sexuelles.” https://doi.org/10.2847/793706.

Resta, Federica. 2018. Vecchie e nuove schiavitù: dalla tratta allo sfruttamento sessuale. Giuffré Editore.

UNODC. 2009. Transnational Trafficking and the Rule of Law in West Africa: A Threat Assessment. United Nations Office on Drugs and Crime Report.

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Autore dell’articolo*: Roberta Croceaddetta alla comunicazione del think tank Trinità dei Monti. Studente in Politics, Philosophy and Economics all’Università LUISS Guido Carli, Roma, Italia.

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