Brexit e Elezioni Generali anticipate: il Regno Unito al bivio

di Luca Mazzacane - 16 Dicembre 2019

  from Rome, Italy

   DOI: 10.48256/TDM2012_00068

L’impasse politico britannico perdura, nonostante l’uscita dall’Unione Europea intrapresa dal governo sia stata presentata come un processo relativamente breve e diretto. Sono ormai passati 2 anni da quando l’allora Primo Ministro, Theresa May, ha deciso di ricorrere all’articolo 50 del Trattato di Lisbona. In questo lasso di tempo, i rapporti tra Bruxelles e Londra si sono deteriorati, così come quello tra Inghilterra e gli altri stati componenti del Regno Unito. A livello interno, l’incertezza ha dominato la scena politica. Malgrado il cambio politico avvenuto a luglio con la successione di Boris Johnson a Theresa May, sia come primo ministro che come leader dei conservatori, il Regno Unito non ha ancora trovato un accordo su come affrontare il processo di uscita.

La proposta di Boris Johnson

L’ex sindaco di Londra ha vinto il ballottaggio interno al partito conservatore, sconfiggendo Jeremy Hunt e diventando il nuovo Primo ministro del Regno Unito il 24 Luglio. Johnson ha da subito specificato che sotto la sua leadership sarebbe stato possibile raggiungere un accordo sulla Brexit entro il 31 Ottobre, con un paese unito e con Corbyn sconfitto.  Il nuovo piano introdotto da Johnson ha rivisitato parzialmente il preesistente accordo formulato dal governo May. Il primo ministro ha proposto una frontiera doganale e normativa tra l’Irlanda del Nord e la Gran Bretagna, in modo da evitare l’eventualità di una “Hard-Brexit”(Foreign Policy,2019). Alcuni beni britannici esportati in Irlanda del Nord subirebbero l’imposizione delle tasse di importazione previste dalla legislazione europea. La tariffa imposta sarebbe poi risarcita nel caso in cui i beni trasportati rimangano in Irlanda del Nord.La proposta è stata però bocciata dai membri del parlamento, rifiutando la procedura di fast-track che avrebbe permesso di rispettare la scadenza prevista per il 31 Ottobre (Politico, 2019c).

Nuova estensione, nuove elezioni

Successivamente a questo rifiuto, l’Unione Europea ha concordato di estendere la scadenza della Brexit al 31 Gennaio 2020. L’estensione è flessibile: se il governo britannico troverà un accordo prima della scadenza, potrà già lasciare l’Unione Europea. La nuova proroga concessa ha diviso i politici britannici. All’opposizione, i Laburisti hanno ben accolto le nuove tempistiche, sentendosi così pronti ad appoggiare Johnson nella richiesta di elezioni anticipate. I conservatori invece sono usciti delusi dal mancato raggiungimento di un accordo, nonostante le scuse di Johnson al partito. La nuova scadenza approvata dall’UE si è rivelata un punto di svolta per le elezioni anticipate. Prima dell’approvazione di Bruxelles, Johnson aveva già presentato la richiesta di elezioni anticipate per tre volte, puntualmente rigettate dal Parlamento. I due storici partiti politici britannici hanno unito le forze con l’intento di dare al Regno Unito un futuro nitido, che permetta al paese di uscire dall’attuale condizione di stallo.

 Le elezioni sono previste per il 12 Dicembre 2019, a poco più di un mese di distanza dal termine ultimo per il raggiungimento di un accordo per l’uscita dall’Unione Europea. Da questi risultati elettorali dipenderà il futuro della Brexit: se vincessero i Conservatori, l’accordo negoziato da Johnson sarebbe riproposto sotto nuova forma. Se i Tories perdessero le elezioni si potrebbe procedere ad un nuovo referendum, come voluto dai Laburisti; o uscire dall’Unione Europea senza un accordo, opzione sostenuta dal Brexit Party di Farage (BBC, 2019b). È necessario valutare anche l’eventuale decisione di cancellare la Brexit, ma è poco auspicabile visto la linea sposata fino ad ora dall’attuale governo.

I partecipanti alle elezioni

Le elezioni del 12 Dicembre vedono quattro principali partiti fronteggiarsi per la vittoria: i Conservatori di Boris Johnson, i Laburisti di Jeremy Corbyn, i Liberal Democratici di Jo Swanson e il Brexit Party di Jeremy Farage. Fra i partiti partecipanti è giusto annoverare anche l’SNP di Nicola Sturgeon, i Plaid Cymru di Adam Price e i Verdi di Jonathan Bartley; i quali però risultano difficili da comprendere nella corsa elettorale dato lo scarso numero di candidati presentati. Ciò è anche influenzato dal fatto che partiti come l’SNP e i Plaid Cymru hanno un bacino elettorale ristretto a Galles o Scozia. Recentemente, Farage ha espresso la volontà di collaborare con Johnson per raggiungere la vittoria e l’uscita dall’Unione Europea. A prova di questa temporanea coalizione, Johnson ha dichiarato che non candiderà i propri esponenti nei collegi vinti dai Conservatori nel 2017 (The Guardian, 2019a) .Questa manovra mira ad evitare conflittualità di voto fra Brexit Party e Conservatori che potrebbero favorire i Laburisti o i LibDem, aprendo la possibilità ad un secondo referendum.

I manifesti programmatici dei partiti storici

I conservatori, che attualmente hanno la maggioranza in parlamento, in caso di vittoria porterebbero avanti la negoziazione formulata da Johnson, presentandola in una sua nuova versione. A livello programmatico, il partito si propone inoltre di: investire nei servizi pubblici (aumentando soprattutto la forza lavoro del personale sanitario e delle forze dell’ordine), diminuire la tassazione del sistema di previdenza sociale nazionale e le tariffe commerciali (queste ultime del 50% per le piccole case pubbliche, negozi e cinema, con lo scopo di promuovere le imprese locali), diminuire il tasso di immigrazione utilizzando il metodo point-based (un sistema di immigrazione point-based valuta l’idoneità di un richiedente ad immigrare in base  al fatto che questo sia in grado di segnare un numero di punti superiore ad una soglia in un sistema di punteggio che può includere fattori come il livello di istruzione, la ricchezza, la connessione con il paese, la padronanza della lingua, l’offerta di lavoro esistente, o altri) australiano per incoraggiare l’arrivo di forza lavoro qualificata.

I laburisti di Corbyn mirano ad un programma più radicale che prevede: un aumento fino al 50% della tassazione per i privati sulla base dei loro guadagni (Telegraph, 2019b) , l’investimento dei contributi raccolti verrà utilizzato per finanziare il settore educativo e sanitario, la riconfigurazione della settimana lavorativa che sarà limitata a 32 ore a settimana in dieci anni. Infine, i Laburisti si impegnano a proporre un secondo referendum basato sull’uscita dall’Unione Europea, in maniera tale che la popolazione abbia l’ultima parola su questa decisione. Il ruolo dei cittadini è enfatizzato anche dalla scelta di Corbyn di rimanere neutrale sulla Brexit, per non influenzare l’opinione pubblica.

I manifesti programmatici di LibDem e Brexit Party

Anche i Liberal Democratici guidati da Swinson si impegnano a cambiare la natura del paese su più fronti. A livello economico, mirano a riallineare l’imposta sulle società al 20% e a tassare le plusvalenze e gli stipendi attraverso un’unica detrazione. Dal punto di vista sanitario, il partito prevede di aumentare di poco la spesa pubblica per finanziare il sistema sanitario nazionale, oltre che una revisione del vigente “Health and Social Care Act”. Contrariamente agli altri partiti, i LibDem propongono di revocare l’Articolo 50 se si troveranno a capo della maggioranza; alternativamente, si batteranno per un secondo referendum, in linea con il pensiero Laburista(Telegraph, 2019c).

Il manifesto politico del Brexit Party di Farage verte sul raggiungimento della clean-break Brexit (Farage denomina così l’opzione di no-deal, ovvero l’uscita dall’Unione Europea senza la stipulazione di un accordo) , ma mira anche a ridefinire la struttura politica del paese  (BBC, 2019e). Il partito ha intenzione di riformare il sistema elettorale e la corte Suprema, semplificare la procedura di richiesta di referendum ed abolire la Camera dei Lord, costituita da membri non eletti. A livello economico, Farage conta di poter raccogliere 200 miliardi di sterline, disponibili grazie all’abbandono del progetto ferroviario HS2 e degli oneri economici dell’Unione Europea. I soldi permetteranno di evitare l’eventuale stagnamento economico, ma anche di finanziare le strutture e i servizi pubblici come l’NHS. Con lo scopo di rilanciare l’economia locale, si prevede l’abolizione dell’imposta di successione, il taglio dell’IVA sul carburante e la rinuncia alla Corporation Tax sulle prime 10.000 sterline di profitti. Il Brexit Party prevede inoltre di ridurre a zero i dazi sull’importazione su alcuni beni e di creare porti franchi in alcune regioni, con lo scopo di incoraggiare gli investimenti e creare nuovi posti di lavoro (Telegraph 2019a).

L’effetto Brexit in Europa

La decisione britannica di lasciare l’Unione Europea ha portato gli altri paesi membri a prepararsi ad un eventuale scenario di no-deal, il più difficile da gestire data la mancanza di un accordo di natura commerciale. Francia, Germania, Irlanda e Olanda sono i paesi europei maggiormente interessati dalla transizione. Il paese transalpino si prepara ad aumentare i controlli sui confini, così come il numero di posti di frontiera. Inoltre, a gennaio il Parlamento francese ha approvato una legge che permette alla stessa assemblea di introdurre decreti di emergenza in caso di no-deal Brexit.

Il governo tedesco ha istituito un gabinetto speciale per la Brexit, presieduto da Angela Merkel. Nei settori della sicurezza sociale, delle questioni fiscali e dei servizi finanziari, è stata formalmente adottata una nuova legislazione allo scopo di creare certezza giuridica in assenza di un accordo. Sebbene non sia possibile quantificare precisamente l’impatto del no-deal sulla Germania, è giusto ricordare che il paese è già fragile a shock finanziari esogeni essendo a rischio recessione (BBC, 2019a).

L’Irlanda è il paese che potrebbe uscire più danneggiato da un eventuale no-deal. Il governo ha preparato una legislazione che tuteli servizi previdenziali come quello pensionistico e i trasporti che percorrono i confini. Nonostante il piano di Johnson miri a risolvere il problema di backstop, il governo irlandese ha stimato che in mancanza di un accordo potrebbero sparire 55.000 posti di lavoro irlandesi in due anni e altri 30.000 nel lungo termine (BBC, 2019c).

L’operazione britannica di uscita dall’Unione Europea può assumere un’ottica positiva nel caso olandese. Il paese infatti è una ottima dimora per le compagnie e multinazionali, che avranno interesse a posizionare il loro quartier generale in terra olandese in virtù del favorevole piano fiscale (Reuters, 2019).

Sviluppi sull’asse Londra – Washington

Oltreoceano, l’accordo formulato da Johnson non ha soddisfatto il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Anche se in agosto Trump aveva promesso un esteso accordo commerciale con il Regno Unito, la decisione di Johnson di non considerare il no deal ha prodotto nuove considerazioni. Secondo Trump, la firma di un accordo con l’Unione Europea limiterebbe le possibilità di scambio fra Stati Uniti e Regno Unito (Politico, 2019b).

Conclusioni

Le elezioni determineranno il futuro politico del paese, ma può anche essere inteso come il referendum che deciderà le sorti della Brexit. Fino ad ora le previsioni di voto (YouGov.co.uk, 2019) vedono i Conservatori al 42%, seguiti dai Laburisti al 30%, i Liberal Democratici sono il terzo partito con il 16%, mentre il Brexit Party non va oltre la soglia del 3%. Salvo cambi di fronte, ci sarà un testa a testa tra Conservatori e Laburisti per la leadership del governo.  Gli scenari possibili sono multipli a seconda del fatto che uno dei due partiti riesca ad ottenere la maggioranza assoluta.

Se i conservatori la otterranno, verrà portata avanti la proposta negoziata da Boris Johnson e si dovrebbe escludere l’ipotesi di un no deal. Se però i Tories vinceranno senza maggioranza assoluta, dovranno contare sull’alleanza del Brexit Party. Quest’ultimo, oltre che a concedere i seggi ai Conservatori, ha riconsiderato la sua posizione sulla Brexit ammettendo la possibilità di un periodo transitorio senza ulteriori estensioni, per rimanere in linea con il pensiero di Johnson (The Guardian, 2019a; The Guardian, 2019c).

Contrariamente, se Corbyn sarà in grado di interrompere la tradizione politica britannica degli ultimi anni che ha visto i Tories dominare, si presume che si ricorrerà ad un secondo referendum. Nel caso in cui vincano con maggioranza assoluta, l’accordo con l’UE verrà rinegoziato. Come testimonia il manifesto laburista, a tre mesi dalla rinegoziazione, il partito organizzerà un secondo referendum sull’eventuale abbandono dell’UE. Senza maggioranza assoluta, avranno maggiore scelta nella possibile coalizione rispetto ai Conservatori, tra cui SNP, LibDem e i Verdi (Prospect, 2019). Nel caso di una mancata maggioranza assoluta, sarà fondamentale il bacino di voti raccolto da LibDem, SNP e i Verdi che può portare dai 20 ai 40 seggi in Parlamento.

 

Bibliografia

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YouGov.co.uk (2019) (https://yougov.co.uk/topics/politics/articles-reports/2019/11/23/political-trackers-21-22-nov-update)

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Autore dell’articolo*: Luca Mazzacane, laureato magistrale in International Relations – Global Studies all’università LUISS Guido Carli, Roma.

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