Bielorussia, Russia, Ucraina: le implicazioni del caso Navalny, le proteste di Minsk e la posizione atlantica di Kiev

di Luca Mazzacane - 30 Settembre 2020

 from Pavia, Italy

   DOI: 10.48256/TDM2012_00132

Il triangolo est europeo composto da Kiev, Minsk e Mosca è, da diversi mesi, soggetto a tumulti politici. Il caso Navalny e le elezioni di Lukashenko sono eventi rivelatisi una spina nel fianco per Putin. Il Presidente del Cremlino, che già soffre il maggior declino di popolarità dal 1999, ora rischia di perdere il controllo su due aree strategiche, favorendo così l’alleanza atlantica.

La prossimità geografica e gli interessi strategici

La Bielorussia è uno stato fondamentale per la Russia e le sue relazioni internazionali.  I suoi confini permettono l’accesso alla zona est-europea e collegano così l’area eurasiatica con il resto dell’Europa. In questi termini, Minsk diventa un fondamentale punto di snodo per il transito di oleodotti e gasdotti, destinati all’Europa Centrale. I paesi europei sono il principale consumatore di gas russo, il 20% del quale viene consegnato attraverso la Bielorussia.

Il settore energetico

Il ruolo della Bielorussia nella geopolitica energetica è inusuale quanto particolare. Pur non essendo un fornitore di petrolio, vende prodotti petroliferi raffinati in molti paesi. E anche se non è un produttore di gas naturale, fornisce il combustibile a numerosi paesi attraverso i gasdotti costruiti durante il periodo sovietico. La sua situazione unica deriva dalla posizione della Bielorussia accanto al suo quasi unico fornitore di energia, la Russia, e dal fatto che la sua economia è fortemente basata su queste risorse di idrocarburi. La dipendenza della Bielorussia dall’energia russa, sotto il prezzo di mercato, significa che non ha avuto altra scelta se non quella di perseguire una politica estera che la mantenga strettamente all’interno dell’orbita di Mosca.(PDC, 2020)

Le economie dipendenti dal petrolio e dal gas come quella bielorussa hanno ovviamente un grave svantaggio. Vale a dire, le fluttuazioni dei prezzi globali dell’energia fanno sì che la Bielorussia possa passare rapidamente da una buona situazione finanziaria a un’impennata delle uscite. Secondo le stime, sembra che sia la Bielorussia che la Russia traggano vantaggio dalla cooperazione congiunta. Questo risultato è dovuto al minor costo del transito del gas attraverso la Bielorussia rispetto all’Ucraina. Pertanto, finché la Bielorussia mantiene le tariffe di transito ai livelli competitivi attuali, la parte russa ha un incentivo a transitare quanto più gas possibile attraverso la Bielorussia, che a sua volta è in grado di sostenere i suoi attuali profitti.(CeSEM,2020)

I futuri sviluppi dei mercati dell’UE, come l’aumento della concorrenza tra i paesi importatori di gas, costringono la Russia a diversificare la fornitura di gas all’Europa per ridurre al minimo i costi di fornitura. Pertanto, fornire un’efficace operatività dei gasdotti è di fondamentale importanza anche per i paesi di transito come la Bielorussia, al fine di attrarre sufficienti volumi di transito. Al momento il transito degli oleodotti è concentrato nell’area di Mozyr, mentre i gasdotti passano nella zona settentrionale della regione, connettendo la Northern Lights con l’Europa, oltre che reti minori come la Yamal – Europa e la Transgas. Questi flussi di risorse energetiche potrebbero però subire un calo nella regione di Minsk, a causa delle nuove infrastrutture in progettazione, ovvero la Nord Stream 2 e la Turkstream, che non coinvolgono lo stato.(PDC, 2020)

L’area Baltica

Per la Bielorussia, la regione baltica ha un’importanza strategica. Grazie alla vicinanza dei porti baltici, i tre Stati baltici (in particolare Lettonia e Lituania) fungono da canale di transito per le merci bielorusse – principalmente fertilizzanti e prodotti petroliferi – verso i paesi terzi, nonché da possibile via di importazione di petrolio alternativo (non russo). l’importanza di ogni singolo Stato baltico per la Bielorussia è molto diversa. Mentre le relazioni politiche con la Lituania rimangono le più problematiche tra tutti gli Stati confinanti con la Bielorussia, soprattutto a causa della disputa sulla costruzione della centrale nucleare bielorussa, la cooperazione economica e commerciale bilaterale ha continuato a svilupparsi senza intoppi.Il porto di Klaipeda è la principale porta marittima per le esportazioni bielorusse; anche se più di recente, la situazione ha iniziato a spostarsi un po’ a favore delle rotte di transito lettoni.

A differenza della Lituania, la Lettonia si è sempre astenuta dal porre questioni politiche delicate in cima all’agenda bilaterale con la Bielorussia. E questo ha portato a relazioni più stabili e costruttive rispetto a quelle tra Minsk e Vilnius. L’Estonia non è al centro della politica regionale bielorussa, poiché i Paesi non condividono un confine comune e i loro scambi commerciali sono molto meno intensi di quelli con gli altri due Stati baltici. Tuttavia, Minsk ha recentemente iniziato a considerare i porti estoni come un’ulteriore prospettiva di transito nell’ambito dei suoi più ampi piani di diversificazione commerciale. (Jamestown(b),2020)

L’Unione Economica Eurasiatica e l’asse Minsk-Pechino

La Bielorussia è diventato un polo fondamentale russo, considerando gli attriti del Cremlino con l’asse atlantico che minano la relazioni economiche con l’Occidente. Minsk ha permesso al mercato russo di rimanere attivo, creando possibilità di scambi commerciali, aggirando eventuali sanzioni economiche e commerciali. Si pensi all’Unione Economica Eurasiatica, che permette un mercato virtuoso nell’asse composto da Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. Questo asse di collaborazione però è minato dalla possibilità di avvicinamento al fronte europeo da parte di Minsk, un’eventualità possibile a fronte dei continui tumulti popolari dopo le recenti elezioni presidenziali e considerando l’intenzione europea di rinnovare il processo democratico nel Paese. L’Unione Europea avrebbe quindi la possibilità di liberare la Bielorussia, dopo esserci riuscita  con l’Ucraina, dal giogo russo. Minsk verrebbe quindi inserita nel processo di integrazione europeo, già attivo da anni nell’area del Mar Baltico e del Mar Nero.(Jamestown(c),2020)

L’allontanamento di Minsk dalla Federazione non danneggerebbe però solo il Cremlino. A pagarne le spese sarebbe anche Pechino. L’assenza di Minsk minerebbe il processo di integrazione eurasiatica.
La capitale bielorussa è un fondamentale punto di snodo ferroviario  in vista del piano di collegamento con Pechino formulato con la progettazione della Belt and Road. Inoltre, Minsk intende collaborare con la Cina nella realizzazione della Great Stone, una nuova Valley tecnologico-industriale votata alla ricerca e sviluppo nei campi della chimica, della biomedicina e bioingegneria.(Jamestown(d),2020)

Kiev sempre più atlantica ed europea

Con l’elezione del Presidente Zelensky, l’Ucraina sembrava aver preso una posizione di separazione dal Cremlino, rinnovando il proprio interesse nei confronti del processo di integrazione europea. La linea politica riformista, come era stata prefigurata, si è dimostrata però fragile e soggetta a capovolgimenti di fronte. A maggio del 2020, Zelensky ha rinnovato l’intero gabinetto, mettendo in serio pericolo il continuum politico necessario ad attuare le riforme, necessarie anche per ricevere i fondi del Fondo Monetario Internazionale. Le riforme, attualmente previste, a livello economico e giudiziario permetterebbero di inquadrare il Paese  entro standard maggiormente occidentali e, specialmente nel caso giudiziario, democratici.

Altro punto di scontro fra Kiev e Mosca è sicuramente la questione riguardante le territorialità della Crimea e del Donbas. Se la questione crimaica è complicata e passa per il riconoscimento, o il disconoscimento del referendum popolare del 2014, quella del Donbas intravede nuove risoluzioni. Dopo anni di conflitti e tregue inefficaci, l’intervento occidentale sulla questione sembra porre nuove garanzie sulle possibilità di pace. Specificatamente, è grazie all’ OSCE se, il 22 luglio, le delegazioni di Kiev e Mosca sono riuscite a raggiungere l’accordo per un armistizio definitivo. L’armistizio sembra reggere al momento, nonostante siano state riportate due violazioni durante il mese di Settembre. Tristemente a dirsi, finchè non vi saranno scontri di sostanziale importanza, l’accordo sarà considerabile valido e funzionante.(Babilon Magazine, 2020)

L’importanza del caso Navalny per l’Ucraina

E’ con questo background che Kiev ha segnato un’altra importante decisione nel segno della propria riconsiderazione geopolitica. Con il caso Navalny, Kiev ha deciso di sposare il fronte atlantico e europeista. Di fatto, il Ministero degli Esteri ucraino ha condannato l’avvelenamento del leader dell’opposizione russa Alexei Navalny con un agente nervino del gruppo novichok. Descritto come l’ennesimo atto criminale delle autorità russe, perpetrato contro la democrazia e i diritti umani nella Federazione Russa e oltre.

Inoltre, lo stesso Ministro ha chiesto l’imposizione di sanzioni nei confronti della Federazione. Secondo questo infatti, solo una posizione unitaria e risoluta da parte del mondo civile, anche attraverso l’imposizione di sanzioni, può costringere le autorità russe a interrompere i propri crimini, che, violando grossolanamente i diritti umani, distruggono le basi legali dell’ordine globale sia nei confronti dei leader politici dell’opposizione che di interi Stati. (NPR, 2020)
Ad appesantire la situazione, l’Ucraina ha evidenziato anche una totale mancanza di supporto verso il governo Lukashenko. Il governo ucraino ha annunciato di condividere le sanzioni dell’Ue contro i funzionari bielorussi e la richiesta di nuove elezioni. Lukashenko, dal canto suo, sentendosi tradito dagli ex alleati di Kiev, ha accusato Zelensky di fomentare disordini all’interno del Paese.(Melanovski, 2020)

Minsk non è Kiev

La Bielorussia non è l’Ucraina. È molto più integrata come società di quanto lo sia l’Ucraina, con molte meno divisioni regionali, linguistiche o anche religiose di quante ne esistano in Ucraina. Riceve una maggiore influenza europea, gli abitanti sono entrati maggiormente in contatto con paesi come Lituania, Lettonia e Polonia . Di conseguenza, Mosca ha poche speranze di ripetere la strategia utilizzata in Ucraina, dove ha sfruttato le differenze regionali, culturali e religiose per creare nuove conflittualità interne e trarre vantaggio dalla fragilità domestica, come nel caso della Crimea. (Jamestown(a),2020)

Anche le proteste non hanno la stessa valenza. Se in Ucraina è presente l’opposizione politica, in Bielorussia questa latita, o è già stata resa inerme come nel caso Kolesnikova. L’opposizione non deve intendersi meramente come una questione politica ma anche economica. Nel 2014, in Ucraina alcuni oligarchi avevano finanziato le proteste, fornendo tende, cibo e acqua a coloro che marciavano nelle strade di Kiev. Questo tipo di supporto non può essere previsto in Bielorussia, mancando questa tipologia di opposizione nei confronti di Lukashenko.

Il piano riparatorio russo

Si noti anche che, a differenza dei moti ucraini del 2014, le proteste bielorusse non sono mosse da spirito europeista ma di auto-determinazione. Questa differenza rende più difficile l’avvicinamento di Minsk all’alleanza atlantica e all’Europa. Nonostante, i dissapori con Putin riguardo il mercato energetico e le inerenti tariffe, il legame tra i due stati è ancora saldo. Le proteste contro Lukashenko hanno rafforzato questo rapporto. Il Cremlino, conscio, del valore strategico e simbolico della Bielorussia, non ha nessuna intenzione di abbandonare Minsk. Lo confermano i nuovi aiuti economici ordinati dal Presidente Vladimir Putin, dove ha ordinato alle banche russe di far confluire capitale a supporto di Minsk, in vista delle ripercussioni economiche occidentali nei confronti del governo Lukashenko.Eppure il piano riparatorio russo rischia di creare maggiori problemi al Cremlino, che già sta vivendo una fase di declino a livello domestico e internazionale. (Atlantic Council(a),2020)

L’interferenza, o aiuto, nei confronti di Minsk rischia di alimentare il sentimento russofobico e di avversione verso Mosca, come nel caso di Kiev. L’intervento della Russia in Bielorussia ha prodotto alcune immediate divisioni. È riuscita a scongiurare, o almeno a rimandare, il crollo del regime di Lukashenko. Evitando quindi il peggiore degli scenari, dove il popolo soverchia un regime autoritario proprio alle porte di Mosca.(Atlantic Council(b),2020). Tuttavia, questo intervento ha reso ora la Russia parzialmente responsabile di una brutale repressione in corso e del prolungamento di un regime profondamente screditato. Il sostegno del Cremlino all’impopolare Lukashenko rischia di alimentare il sentimento anti-russo in uno dei pochi Paesi rimasti dove una netta maggioranza è ancora a favore di stretti legami con Mosca.

La soffocante presenza di Mosca, al momento, più che assicurare una possibile annessione dei territori bianchi al Cremlino, sembra poter aiutare il processo atlantico e europeo, volto a creare un cordone democratico e sicuro a ridosso delle aree baltiche, proprio alle porte di Mosca.

 

Bibliografia (A-L)

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Autore dell’articolo*: Luca Mazzacane, esperto in Europa Orientale e Russia del Think Tank Trinità dei Monti, Dr. Lingue e Culture Moderne presso l’Università di Pavia (BA), Dr. in International Relations presso LUISS Guido Carli (MA), Roma.

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