Conflitto Russia-Ucraina: Conseguenze Economiche

di Young Think Tanker - 30 Aprile 2022

 

Roma, Italia

Introduzione

La guerra scoppiata a fine febbraio tra Russia e Ucraina mette ancora una volta a dura prova  l’economia europea e non solo.

Quando infatti sembrava che si stesse uscendo dall’incubo del Covid-19, e che si potesse tornare ad una quasi totale normalità e ad una ripresa dell’economia, il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha inaugurato quella che ha definito un’ “operazione militare speciale” nei confronti dell’Ucraina; questa è presto sfociata in un vero e proprio conflitto armato tra i due Paesi.

Come ogni conflitto, le implicazioni economiche si riveleranno molto importanti, non solo per i due paesi direttamente colpiti, ma su scala mondiale.

 

Il Conflitto per l’Europa

L’Unione Europea da subito ha preso una posizione ben precisa al fianco dell’Ucraina, intervenendo con sanzioni importanti verso la Russia, nonostante quest’ultima sia tra i principali partner commerciali dell’Europa stessa. Proprio in ragion di questo, i paesi europei sono quelli che hanno più da perdere da questo conflitto. Un prolungamento di quest’ultimo ed una mancata risolzione diplomatica, esporrebbero l’Europa ad un forte rischio di ritorno ad un periodo di recessione.

A Bruxelles si respira una grande preoccupazione per le forniture di gas e petrolio, dal momento che il principale fornitore è proprio la Russia e proprio per questo le sanzioni fin qui portate aventi dall’Europa nei confronti del Cremlino non hanno riguardato società del settore energetico e petrolifero.

 

I Settori Colpiti 

Il settore energetico è sicuramente uno dei più colpiti, ma non è l’unico. Anche quello della metallurgia e delle materie prime sono fortemente toccati. Il mercato dell’automotive, già pesantemente intaccato nei due anni precedenti dalla pandemia, sta risentendo molto anche del conflitto. Questo perchè molte fabbriche del settore hanno subito un forte rallentamento nella produzione per la mancanza di cavi elettrici prodotti in Ucraina. 

Russia e Ucraina, inoltre, sono tra i principali esportatori di numerose materie prime, specialmente sul mercato europeo, come il palladio (la Russia è responsabile per il 40% della produzione globale ), il gas neon o il Kripton (di cui è grande esportatore l’Ucraina) che sono fondamentali per la produzione di chip, smartphone, componenti tecnologiche e veicoli elettrici.

Da non dimenticare che i due Paesi sono poi tra i principali produttori ed esportatori di cereali a livello globale e un conflitto di questa portata ha ridotto non poco, soprattutto per l’Ucraina, la capacità non solo di raccolta ma specialmente di semina per il prossimo anno. Questo comporterà un aumento importante dei prezzi di tali materie prime che si rifletterà inevitabilmente sui beni di consumo anche di prima necessità come pane e pasta. La FAO ha stimato che oltre il 30% delle aree coltivate a grano e altri cereali in territorio Ucraino non saranno debitamente seminate.

 

L’Asse Russo-Cinese

Le sanzioni portate avanti  dall’Europa e dagli Stati Uniti verso la Russia, spingono quest’ultima sempre più a guardare ad Oriente. In questo scenario, la Cina potrebbe risultare un allettante partner commerciale e potrebbe andare a sostituire un cliente importante come l’Europa. Come già accennato in precedenza l’Europa è uno tra i principali partner commerciali della Russia, con quest’ultima che esporta quasi tre volte tanto verso l’UE che verso la Cina, ma lo scenario attuale fa pensare Russia e Cina potrebbero rafforzare i loro rapporti commerciali. Non è un segreto, infatti, che negli ultimi mesi i due paesi stiano mettendo appunto un progetto per la realizzazione del nuovo gasdotto. Tale gasdotto, chiamato Soyuz Vostok, passando per la Mongolia, andrà a rifornire direttamente a Pechino. La firma del contratto è prevista in questi mesi. In questo modo la Russia diventerà meno dipendente dalla vendita di gas ai paesi europei.  Contemporaneamente anche la Cina aumenterebbe la sua diversificazione in termini di approvvigionamento di fonti di energia.

 

Conclusioni

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI), nel suo aggiornamento del World Economic Outlook, ha dichiarato che dopo una forte ripresa nel corso del 2021, gli indicatori di medio termine prospettano un rallentamento dell’attività globale. La crescita mondiale per il 2022 è prevista sul 3.6% rispetto al 6.1% dell’anno precedente (a gennaio le previsioni per il 2022 erano del 4.4%). A subire l’impatto maggiore saranno i paesi europei per i quali le correzioni a ribasso sono state ancora più importanti, specialmente per tutti quei paesi come Italia e Germania che sono fortemente dipendenti dalla Russia. 

Un altra zona che risentirà molto del conflitto attualmente in essere è l’Asia Centrale e alcuni paesi del Nord Africa che sconteranno l’aumento di prezzi di beni di prima necessità e di cibo.

L’autosufficienza energetica e i limitati scambi commerciali tra Russia e Stati Uniti hanno fatto in modo da non prevedere impatti molto forti sull’economia americana. In questo caso, infatti, il FMI ha tagliato le previsioni di crescita di appena lo 0.3%.

 

Bigliografia

https://tg24.sky.it/economia/2022/04/19/guerra-ucraina-paesi-piu-colpiti-economia

https://www.affaritaliani.it/economia/guerra-ucraina-la-crisi-affonda-la-crescita-globale-nel-2022-pil-giu-al-3-2-791585.html

https://www.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_19.04.2022_15.00_30610306

https://www.morningstar.it/it/news/219785/21-giorni-di-guerra-in-ucraina-cosa-%C3%A8-cambiato-sui-mercati.aspx

https://www.tag43.it/guerra-ucraina-mercati-finanza-oro-petrolio-gas-cereali-bond-rublo-criptovalute/

https://sbilanciamoci.info/conseguenze-economiche-e-finanziarie-della-guerra-in-ucraina/

https://www.repubblica.it/economia/2022/03/19/news/quanto_e_cosa_importa_lunione_europea_dalla_russia-341889630/

 

Autore dell’articolo: Francesco Fazzi, expert in Economics and Financial Markets of the Think Tank Trinità dei Monti, Investment Specialist at Poste Vita, BA in Financial Markets at University Tor Vergata of Rome, MSc. in Finance and Banking at University Tor Vergata of Rome, Master in Big Data for Business at University Tor Vergata of Rome, Executive Master in Risk and Governance at Luiss Business School.

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Nota della redazione del Think Tank Trinità dei Monti

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