LA CRITICA SITUAZIONE DELLE DONNE IN AFGHANISTAN

di Young Think Tanker - 1 Luglio 2022

Roma, Italy

INTRODUZIONE

Il 15 agosto 2021, in meno di due settimane dal ritiro delle forza USA, l’Afghanistan è tornato ad essere governato dai talebani. Le paure dell’Occidente di un ritorno alle severissime norme della Shari’a ha trovato conferma nel graduale incremento di limitazioni nei confronti delle donne. A discapito di quello da loro promesso in un discorso del 17 agosto, i talebani stanno sempre più rilegando le donne ai margini della società. Ristabilendo il loro sistema, hanno piano piano cancellato le riforme portate avanti negli ultimi 20 anni. L’ultima riforma è avvenuta il 7 maggio, con l’obbligo per le donne di portare il burqa in tutti i luoghi pubblici.

 IL NUOVO DECRETO 

Nel nuovo decreto si legge che le donne dovranno coprirsi il volto, tranne gli occhi, per «evitare di provocare quando incontrano uomini che non siano mahram (parenti stretti)». In aggiunta, queste dovranno indossare un chadori (un burqua che copre la figura intera, lasciando solo intravedere gli occhi) in quanto «è tradizionale e rispettoso». In caso di violazione della norma, a rispondere saranno il padre, marito o parente maschio più vicino alla donna, che rischiano fino a tre anni di carcere o licenziamento.(nota). Il decreto è stato giustificato come un’azione per preservare le dignità delle donne.

 Questa nuova imposizione è stata decisa dal famigerato Ministero per la Prevenzione del Vizio e la Promozione della virtù. Paradossalmente, quest’ultimo ha sostituito il Ministero per gli Affari Femminili (MOWA), che aveva il compito di promuovere i diritti delle donne afgane, con l’obiettivo di incrementare una loro partecipazione attiva nel paese. Appena ritornati al potere, i talebani hanno reinstaurato il Ministero, già esistente negli anni ’90, il quale è una sorta di polizia morale. Il Ministero si compone di sette mila militanti, vestiti con un camice bianco, che hanno l’obbligo di controllare che la legge islamica venga rispetta.

I LIMITI IMPOSTI DAI TALEBANI 

Questa riforma è comunque l’ultima di una serie di norme che il governo ha proclamato dalla sua restaurazione. La prima ad essere stata emanata l’8 settembre 2021 è stato il divieto per le donne di praticare sport. Il vicecapo della Commissione cultura dei talebani, Ahmadullah Wasiq, spiegò ciò in questo modo: «Non credo che alle donne sarà consentito di giocare. Potrebbero dover affrontare situazioni in cui il loro viso o il loro corpo non siano coperti. L’Islam non permette che siano viste così».

In settembre invece, a Kabulil sindaco ha imposto alle donne dipendenti dell’amministrazione cittadina di rimanere a casa. Solo coloro che erano necessarie o insostituibili da uomini sarebbero potute tornare al lavoro, comprese alcune impiegate dei dipartimenti di progettazione e ingegneria e le inservienti dei bagni pubblici femminili. Dopo ciò, molte altre città hanno instraurato misure simili e attualmente la maggioranza delle donne sono escluse dai lavori pubblici, se non di necessaria importanza.

I talebani hanno poi aggiunto un altro divieto nel mese di dicembre, che impedisce alle donne di viaggiare da sole per lunghe distanze (oltre 72 km). L’unico modo che permetterà loro di viaggiare sarà di essere accompagnate da un uomo della famiglia; agli autisti invece è stato raccomandato di non accettare le donne che non indossano il “velo islamico” (nota). Qualche settimana prima era stato ordinato dal Ministero della Prevenzione e della Virtù alle tv afgane di non trasmettere serie televisive in cui recitano donne. Alle giornaliste invece è stato ordinato di indossare “il velo islamico” durante le trasmissioni. A Kabul alle donne è consentito passeggiare nei parchi, ma solo a giorni alternati con gli uomini. 

L’EDUCAZIONE FEMMINILE TRA SEGREGAZIONE DI GENERE E DIVIETO DI TORNARE A SCUOLA 

La questione più importante riguarda però l’educazione femminile. Nella prima conferenza stampa i talebani avevano promesso che avrebbero garantito il diritto allo studio, ma già nelle prime settimane era chiaro che le cose sarebbero andate diversamente. Era stato annunciato infatti che sarebbe stato permesso l’accesso all’educazione primaria e all’università. Le studentesse universitarie possono avere accesso solo a classi prettamente femminili, con corsi rivisti nei contenuti dal regime e tenuti da docenti donne; è inoltre tornato l’obbligo di coprirsi il capo con l’hijab solo di colore nero. Il 18 settembre hanno anche riaperto le scuole primarie, riservate agli studenti e studentesse dai 6 ai 12 anni. Anche qui le bambine potranno studiare solo in classi femminili.

 Per quanto riguarda le scuole secondarie, che concernono le studentesse dai 12 anni, non era chiaro se i talebani avrebbero permesso o no alle studentesse di tornare in classe. Il 23 marzo 2022, a sette mesi dalla loro chiusura, le scuole secondarie femminili avrebbero dovuto riaprire. Nella stessa mattinata i talebani hanno fatto sapere che ciò non sarebbe successo. Il Ministero dell’Istruzione ha giustificato il fatto dicendo che non vi era ancora un piano adatto per permettere alle donne di andare a scuola. In particolare, questo concernerebbe l’uniforme delle studentesse, anche se già prima del ritorno dei talebani le studentesse dovevano frequentare lezione vestite in maniera poco appariscente e coperte da un’hijab o una sciarpa.

Sembra comunque che quest’ultima decisione sia dovuta a dei contrasti interni tra i membri più conservatori e quelli moderati, che si sarebbe risolto solo nella serata precedente con il divieto di ritornare a scuola per le ragazze.

 NON SOLO SPETTATRICI

A differenza di quanto si potrebbe pensare vi è una parte della società civile afghana che si sta ribellando a tutto ciò. Già nei primi giorni dalla restaurazione dell’Emirato, alcune donne si erano raccolte a Kabul per protestare contro il regime, chiedendo che fossero rispettati i loro diritti. I talebani hanno risposto molto violentemente -ci sono stati anche morti- ma questo non ha fermato le manifestanti, anche nelle settimane successive. Le dimostrazioni hanno cominciato ad avere un ruolo così significativo che i talebani per contrastarle hanno dovuto emettere un divieto. Nonostante ciò, le manifestazioni persistono e in particolare sono proprio le donne che continuano a scendere in piazza per chiedere che i diritti economici, sociali e politici vengano rispettati.

Una forma di protesta è arrivata dalle televisioni afghane. Il giorno dopo l’emissione del decreto che obbliga le donne a coprirsi completamente in pubblico, le giornaliste delle principali reti televisive hanno deciso di mostrarsi in TV a volto scoperto. Il Ministero le ha però minacciate di farle perdere il loro posto di lavoro e quindi le reporter hanno dovuto cedere. Importantissima è stata però la reazione dei colleghi uomini di Tolo News. Questi, infatti, per vicinanza alle colleghe hanno deciso di indossare le mascherine per protestare contro le limitazioni dei talebani.

CONCLUSIONE

L’Afghanistan è al momento al sesto posto come paese più povero al mondo. In sei mesi l’economia si è ridotta del 40% (Rainews, 2022) e il paese si trova in una crisi alimentare talmente grave da essere il paese che ne soffre più al mondo. 5 milioni di bambini sono sull’orlo della carestia e la gravissima crisi economica rischia di lasciare più del 95% della popolazione in condizioni di povertà (Save the Children Italia, 2022). Per i talebani però le emergenze non sono queste, ma il controllo e il ripristino della vera morale islamica, che si esprime nei comportamenti della popolazione, nel suo modo di vestire e di impiegare il proprio tempo libero.

 Mentre la popolazione muore di fame, i governanti preferiscono limitare sempre di più la vita delle donne. Relegate ai margini della società, le donne afghane possono solo restare inermi davanti ai loro basici diritti che vengono sempre più ristretti, fino quasi all’annullamento stesso del diritto alla autodeterminazione. Per fortuna ci sono esempi di ribellione a questa situazione, che seppur piccoli e sporadici ricordano al mondo e ai talebani che le donne afghane esistono.

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