Criptovalute e Stablecoins: Evoluzione, Regolamentazione e Prospettive Globali

di Trinità Dei Monti - 14 Ottobre 2025

  Roma, Italia 

 

DOI10.48256/TDM2025_00010

1. Introduzione generale alle criptovalute
2. Il white paper di Satoshi Nakamoto
3. Mining, consenso e transazioni in Bitcoin
4. Ethereum e Proof of Stake
5. Stablecoin e Tether (USDT)
6. Breve storia delle criptovalute, Bitcoin e ipotesi sull’identità di Satoshi Nakamoto
7. Legislazione comparata: USA, UE, Cina, Hong Kong
8. Lo yuan digitale (e-CNY)
9. Obbligazioni (“bonds”) in criptovalute e tokenizzazione di asset reali
10. Stato attuale dei mercati e statistiche globali
11. Criticità principali e possibili soluzioni
12. Conclusione: stato attuale e prospettive

1. Introduzione generale alle criptovalute

Cos’è una criptovaluta e quali sono i suoi fondamenti

Una criptovaluta (o cripto-asset) è un’unità di valore digitale che utilizza tecniche crittografiche per garantire sicurezza, integrità e autenticazione. A differenza delle valute tradizionali, non è gestita da una banca centrale o da un ente centrale, ma opera su una rete distribuita attraverso blockchain o altro registro distribuito.
Le principali caratteristiche tipiche di una cripto-valuta includono:

2. Il white paper di Satoshi Nakamoto

IIl documento fondamentale è il white paper di Bitcoin, “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System” di Satoshi Nakamoto (2008). In esso, Nakamoto spiega il problema del “double spending” e propone una soluzione tramite una rete “peer-to-peer” e un meccanismo di consenso chiamato “proof of work” (PoW).
Un estratto rilevante dal documento (p. 1) recita:
We propose a solution to the double-spending problem using a peer-to-peer network. The network timestamps transactions by hashing them into an ongoing chain of hash-based proof-of-work, forming a record that cannot be changed without redoing the proof-of-work.” (Nakamoto, 2008, p. 1).
Questo passaggio sintetizza l’idea chiave: ogni transazione viene inserita in un blocco, il quale è vincolato tramite “hash” al blocco precedente, e il blocco stesso è soggetto al puzzle di “proof of work”. Solo chi risolve il puzzle (miner) può aggiungere un blocco, e chiunque voglia modificare un blocco passato dovrebbe rifare tutti i calcoli di PoW successivi, rendendo l’attacco praticamente impraticabile in una rete sufficientemente grande.
Praticamente la proposta originaria dimostra che è teoricamente possibile costruire un sistema monetario digitale senza fiducia centrale, affidandosi solo alla combinazione di algoritmi crittografici e incentivi economici.

3. Mining, consenso e transazioni in Bitcoin

Bitcoin

Bitcoin rappresenta la prima e più conosciuta criptovaluta al mondo, nonché la prima implementazione di un sistema monetario completamente decentralizzato, sicuro e trasparente, fondato sulla tecnologia blockchain.
Ideato nel 2008 da un individuo o gruppo di individui sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, il progetto fu presentato nel white paper intitolato “Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System”, pubblicato il 31 ottobre 2008. In quel documento veniva descritto un sistema di pagamento elettronico basato su una rete “peer-to-peer”, capace di eliminare la necessità di intermediari (banche o autorità centrali) per garantire la fiducia tra le parti.
Il primo blocco, noto come Genesis Block o Blocco 0, fu creato il 3 gennaio 2009, segnando l’inizio ufficiale della blockchain di Bitcoin. All’interno di quel blocco, Nakamoto inserì un messaggio storico – “The Times 03/Jan/2009 Chancellor on brink of second bailout for banks” — interpretato come una critica al sistema finanziario tradizionale e come manifesto simbolico di un nuovo paradigma economico.
Bitcoin si distingue per la sua offerta monetaria limitata: verranno emessi al massimo 21 milioni di BTC, distribuiti progressivamente attraverso un processo chiamato mining, che sostituisce la funzione di emissione tipica delle banche centrali. Questa scarsità programmata, insieme alla trasparenza del codice e alla resistenza alla censura, ha reso Bitcoin una riserva di valore digitale e un bene rifugio alternativo rispetto alle valute fiat.
Nel corso degli anni, la rete Bitcoin ha mostrato una straordinaria resilienza tecnica ed economica, sopravvivendo a cicli di mercato estremamente volatili e diventando la base dell’intero ecosistema delle criptovalute moderne. Oggi, oltre a essere uno strumento di pagamento, Bitcoin rappresenta anche una forma di investimento e protezione del capitale in contesti di inflazione o instabilità finanziaria.

Emissione / mining

Processo di transazione

Tempi e commissioni

4. Ethereum e Proof of Stake

Ethereum (e altre reti)

Dopo l’affermazione del Bitcoin come prima criptovaluta decentralizzata, nel 2013 emerse l’idea di un nuovo progetto capace di estendere le funzionalità della blockchain oltre il semplice trasferimento di valore.
Questa visione fu proposta dal programmatore russocanadese Vitalik Buterin, che pubblicò nel dicembre 2013 il white paper di Ethereum, definendolo una “piattaforma blockchain general-purpose” in grado di eseguire “smart contracts”, ossia programmi informatici autoeseguibili che permettono l’automazione di accordi e transazioni senza intermediari.
Ethereum fu ufficialmente lanciato il 30 luglio 2015, grazie a una campagna di finanziamento collettivo (crowdsale) che raccolse oltre 18 milioni di dollari in Bitcoin.
Rispetto a Bitcoin, che ha un linguaggio di scripting limitato, Ethereum introdusse un linguaggio di programmazione Turing-completo — chiamato Solidity — che consente di creare applicazioni decentralizzate (DApps) di qualsiasi tipo: finanza decentralizzata (DeFi), sistemi di identità digitale, tokenizzazione di asset, giochi su blockchain, governance decentralizzata e molto altro.
La criptovaluta nativa della rete, l’Ether (ETH), funge sia da mezzo di pagamento per le transazioni e gli “smart contracts”, sia da strumento di partecipazione alla sicurezza e alla gestione della rete. Ethereum divenne presto la seconda blockchain più utilizzata al mondo, diventando il cuore pulsante dell’ecosistema delle criptovalute e aprendo la strada a innovazioni come gli NFT, le DAO e le stablecoin.

Proof of Stake vs Proof of Work

Originariamente, Ethereum adottava lo stesso meccanismo di consenso di Bitcoin, il “Proof of Work” (PoW), basato sulla potenza di calcolo dei “miner” per validare i blocchi e garantire la sicurezza della rete.
Tuttavia, a causa dell’elevato consumo energetico e della volontà di rendere il sistema più scalabile e sostenibile, la comunità di sviluppatori pianificò un passaggio storico al “Proof of Stake” (PoS).

Questo cambiamento, noto come “The Merge”, è stato completato con successo il 15 settembre 2022. Da quel momento, Ethereum non utilizza più la potenza di calcolo per la convalida dei blocchi, ma un sistema basato sullo “staking” di ETH. I validatori mettono in “stake” (vincolano) una certa quantità di Ether – minimo 32 ETH – per partecipare al processo di creazione e approvazione dei blocchi. La probabilità di essere scelti per proporre un blocco dipende dalla quantità di ETH messa in “stake” e da regole di selezione pseudo-casuali.

Il passaggio al PoS ha comportato una riduzione del consumo energetico superiore al 99% e ha reso la rete più efficiente, pur mantenendo elevati standard di sicurezza e decentralizzazione.

Smart contract e funzionalità avanzate

Ethereum non è soltanto una valuta, ma una piattaforma programmabile che consente l’esecuzione di “smart contracts” direttamente sulla blockchain. Questi contratti intelligenti sono codici autoeseguibili che si attivano automaticamente quando vengono soddisfatte determinate condizioni, eliminando la necessità di intermediari legali o finanziari.

Grazie a questa caratteristica, Ethereum è diventato il fondamento dell’intero ecosistema DeFi (Decentralized Finance), che include applicazioni per prestiti, scambi decentralizzati (DEX), “staking”, assicurazioni, “yield farming” e altri strumenti finanziari basati su blockchain.

Inoltre, la rete supporta la tokenizzazione di asset reali e digitali, la creazione di stablecoin, e lo sviluppo di infrastrutture di governance decentralizzata (DAO), confermando il ruolo di Ethereum come infrastruttura chiave per la nuova economia digitale globale.

5. Stablecoins e Tether (USDT)

Cosa sono le stablecoins

Le stablecoins sono criptovalute progettate per avere un valore relativamente stabile, spesso agganciato a una valuta fiat (es. 1 USDT ≈ 1 USD). Sono utilizzate come ponte tra cripto e mondo fiat, per trading, parcheggio di liquidità o trasferimenti rapidi.
Tipologie:
1. Fiat-collateralizzate: ogni unità è supportata da riserve in valuta fiat (o equivalenti) detenute da un emittente centralizzato.
2. Collateralizzate con cripto: le riserve sono altre criptovalute, spesso in eccesso
(overcollateralizzazione) per coprire la volatilità.
3. Algoritmiche / non collateralizzate: regolano l’offerta in risposta alla domanda (modello più rischioso se la fiducia fallisce).

Tether / USDT

Tether Ltd. emette USDT, una delle stablecoin più diffuse al mondo (USD-pegged). È supportata da riserve che includono liquidità, titoli di Stato USA (Treasuries), prestiti garantiti e altri asset.
Un contributo accademico recente, “The Stablecoins Discount: Evidence of Tether’s U.S. Treasury Bill Market Share in Lowering Yields” (Ante, Saggu, Fiedler, 2025), mostra che Tether detiene in modo diretto una quantità considerevole di titoli di Stato USA (Treasuries), stimata in circa 98,5 miliardi di dollari nel Q1 2025, equivalente al ~1,6 % del totale dei Treasury in circolazione. Questi acquisti da parte di Tether possono influenzare i rendimenti a breve termine, inducendo un “discount” sui rendimenti mensili.
Quindi, Tether è un attore significativo nel mercato delle obbligazioni governative statunitensi, oltre che nel mercato cripto.
Funzionamento delle transazioni USDT:

6. Breve storia delle criptovalute, Bitcoin e
ipotesi sull’identità di Satoshi Nakamoto

Prima di Bitcoin e contesto

L’idea di una moneta digitale non nasce con Bitcoin, ma affonda le sue radici in una lunga tradizione di sperimentazioni tecnologiche e finanziarie. Già negli anni ’80 e ’90 furono avviati i primi tentativi di creare sistemi di pagamento elettronico indipendenti dal contante fisico, come DigiCash, fondata dal crittografo David Chaum, che introdusse il concetto di firma cieca crittografica per garantire anonimato e sicurezza nelle transazioni. Tuttavia, questi modelli restavano centralizzati, con un ente di fiducia responsabile della validazione e dell’emissione del denaro digitale.
Nel primo decennio del XXI secolo, l’evoluzione di Internet e l’esplosione del commercio elettronico favorirono la nascita di nuove piattaforme di pagamento online. Tra queste, PayPal (fondata nel 1998 da Max Levchin, Peter Thiel ed Elon Musk) rappresentò una svolta epocale: pur non essendo una criptovaluta, introdusse su larga scala l’uso del denaro digitale nel commercio elettronico, offrendo trasferimenti immediati, pagamenti globali e un sistema di sicurezza basato sulla fiducia centralizzata nella piattaforma.
PayPal rese familiare l’idea di denaro digitale a centinaia di milioni di utenti e imprese, creando un ecosistema in cui il valore poteva circolare senza contante, ma ancora sotto il controllo di un intermediario. In tal senso, può essere considerata un precursore del paradigma decentralizzato che Satoshi Nakamoto avrebbe poi perfezionato con Bitcoin nel 2008.
Oggi, in una sorta di ritorno alle origini, PayPal è rientrata nell’ambito delle criptovalute attraverso la creazione della stablecoin PayPal USD (PYUSD), lanciata nel 2023 e ancorata al dollaro statunitense. Questo progetto segna il punto di convergenza tra finanza tradizionale e innovazione cripto, confermando come il percorso verso la moneta digitale globale non sia una rottura improvvisa, ma un processo di evoluzione continua che unisce passato e futuro della tecnologia finanziaria.
La proposta di Satoshi Nakamoto rappresenta una svolta concettuale nella storia della moneta digitale: per la prima volta viene dimostrato che è possibile concepire e mantenere un sistema economico interamente decentralizzato, cioè privo di un’autorità centrale incaricata di garantire fiducia, validità e sicurezza delle transazioni.
Questo risultato si fonda su un insieme sinergico di algoritmi crittografici, meccanismi di consenso distribuito e incentivi economici che sostituiscono il ruolo tradizionale delle istituzioni finanziarie.
Nel modello di Bitcoin, la fiducia non deriva da una banca, da uno Stato o da una piattaforma, bensì dalla trasparenza del codice sorgente e dalla verificabilità pubblica delle regole matematiche che governano il protocollo. La blockchain agisce come un registro contabile pubblico e immutabile, dove ogni transazione è validata dalla rete nel suo complesso attraverso il meccanismo di “Proof of Work” (PoW).
Questo processo elimina il rischio di falsificazione o di doppia spesa (double spending), poiché ogni tentativo di alterare un blocco richiederebbe una potenza computazionale superiore a quella combinata di tutta la rete. In tal modo, la sicurezza del sistema è garantita non da un’autorità politica, ma da una struttura economica distribuita, in cui la razionalità individuale dei “miner” – spinta dalla ricerca di profitto – coincide con la sicurezza collettiva del sistema.
Il risultato è la nascita di una fiducia algoritmica: un nuovo tipo di fiducia non più basata sull’intermediazione umana, ma sulla coerenza interna di un protocollo matematico condiviso. In questo senso, la creazione di Bitcoin non è soltanto un’innovazione tecnologica, ma una rivoluzione epistemologica nella teoria del denaro, che ridefinisce i concetti di autorità, consenso e valore economico.

Nascita e crescita di Bitcoin

Identità di Satoshi Nakamoto: teorie

La vera identità di Satoshi Nakamoto resta un mistero. Le principali ipotesi includono:

Contestualizzazione con crisi monetarie storiche

Negli anni ’70, la fine degli accordi di Bretton Woods segnò la disconnessione tra valute e oro, e l’egemonia del dollaro come valuta di riserva globale. Le crisi petrolifere e i grandi shock mediorientali sottolinearono come il controllo monetario e l’accesso al petrolio fossero leve strategiche globali.
Oggi, con le stablecoin come USDT, alcuni esperti contemplano la possibilità che monete digitali agganciate al dollaro o agili strumenti regolamentati possano competere con il dollaro nei mercati globali, specialmente in contesti con restrizioni valutaria o sanzioni.

7. Legislazione e regolamentazione: confronto USA, Europa, Cina, Hong Kong

Stati Uniti

Negli Stati Uniti, non esiste ancora una legge federale unificata per le criptovalute, ma vari enti regolatori intervengono secondo la natura dell’asset:

Nel corso del 2025, gli Stati Uniti hanno compiuto un passo significativo verso la regolamentazione delle stablecoin con l’approvazione del GENIUS Act (Guaranteed Electronic Notes and Institutional Utility Stablecoins Act). Questa legge, discussa per la prima volta nel 2023 e approvata definitivamente dal Congresso nell’estate del 2025, rappresenta il primo quadro normativo organico per la creazione e gestione di stablecoin garantite da riserve di alta qualità, come titoli del Tesoro statunitense, depositi bancari e altri strumenti liquidi a basso rischio.
Il GENIUS Act consente a banche, istituzioni finanziarie e soggetti autorizzati di emettere stablecoin denominate in dollari, purché rispettino rigidi requisiti di trasparenza, riserve e audit periodici. In particolare, la normativa prevede che:

Questa riforma mira a stabilizzare il mercato delle valute digitali private e a ridurre il rischio sistemico legato alle stablecoin non regolamentate, come Tether (USDT).
Inoltre, rappresenta un tentativo strategico di mantenere il dollaro statunitense al centro dell’economia digitale globale, promuovendo l’uso di stablecoincompliant” come estensione della valuta sovrana americana.
Il GENIUS Act, insieme alle iniziative della SEC e della CFTC, segna l’inizio di una nuova fase in cui le stablecoin non sono più percepite come strumenti paralleli o alternativi al sistema finanziario tradizionale, ma come componenti integrate dell’infrastruttura monetaria statunitense, aprendo la strada a una forma ibrida di “dollaro digitale regolamentato”.

Unione Europea – Regolamento MiCA e introduzione dell’Euro Digitale

Nel quadro dell’evoluzione normativa globale in materia di cripto-asset, l’Unione Europea ha introdotto il Regolamento (UE) 2023/1114, noto come MiCA (Markets in Crypto- Assets Regulation), approvato nel 2023 ed entrato in vigore in modo graduale a partire dal 30 giugno 2024. Si tratta della prima normativa organica e vincolante a livello sovranazionale che disciplina l’intero ecosistema delle criptovalute e, in particolare, delle stablecoin.
Il MiCA nasce con l’obiettivo di armonizzare le regole all’interno del mercato unico europeo, garantendo maggiore tutela ai consumatori, stabilità finanziaria e prevenzione dei rischi sistemici legati all’uso di asset digitali non regolamentati. La normativa introduce una chiara distinzione tra tre categorie di strumenti:
Asset-referenced tokens (ARTs), cioè token il cui valore è legato a un paniere di valute, materie prime o altri asset;
E-money tokens (EMTs), ovvero stablecoins ancorate a una singola valuta fiat (ad esempio, 1 token = 1 euro);
Crypto-asset diversi, che non rientrano nelle due categorie precedenti.

Principali obblighi e previsioni del MiCA:

1. Autorizzazione e vigilanza degli emittenti
Gli emittenti di stablecoin devono ottenere una licenza come istituto di moneta elettronica o entità equivalente, sotto la supervisione delle autorità nazionali competenti e dell’Autorità bancaria europea (EBA). Solo soggetti regolamentati potranno quindi emettere stablecoins nell’area UE.

2. Requisiti patrimoniali e di riserva
Le stablecoin devono essere integralmente coperte da riserve reali, costituite da asset liquidi e sicuri come depositi bancari o titoli di Stato a breve termine.
Le stablecoin “significative”, ossia quelle con ampia diffusione o impatto sistemico, sono soggette a requisiti più stringenti: almeno il 60% delle riserve deve essere depositato presso istituti di credito con sede nell’Unione Europea.

3. Trasparenza e informazione al pubblico
Gli emittenti sono obbligati a pubblicare un white paper ufficiale con informazioni dettagliate sull’asset, sul funzionamento tecnico, sulle riserve e sui rischi connessi.
Devono inoltre fornire report periodici sulla gestione e composizione delle riserve, garantendo un elevato livello di trasparenza e tracciabilità.

4. Tutela degli investitori e stabilità finanziaria
Gli utenti potranno richiedere in ogni momento il rimborso in moneta fiat al valore nominale, riducendo così i rischi di corse agli sportelli (bank runs). L’obiettivo è evitare fenomeni di instabilità simili a quelli osservati in alcune stablecoin non regolamentate.

5. Obblighi per i fornitori di servizi crypto (CASPs)
I Crypto-Asset Service Provider (CASPs), come exchange e “wallet provider”, devono assicurarsi che gli asset listati siano conformi al MiCA. Gli asset non conformi devono essere rimossi dagli scambi europei, a tutela della coerenza normativa e della stabilità del sistema.

Significato strategico del MiCA e l’introduzione dell’euro digitale

Il MiCA rappresenta un passo decisivo per posizionare l’Unione Europea come leader globale nella regolamentazione delle criptovalute, grazie a un approccio preventivo e coordinato che mira a bilanciare innovazione e sicurezza.
Parallelamente, la Banca Centrale Europea (BCE) sta sviluppando l’euro digitale, una valuta digitale di banca centrale (CBDC) progettata per affiancare il contante e le monete elettroniche private regolamentate dal MiCA.
L’euro digitale sarà una passività diretta della BCE, accessibile ai cittadini dell’area euro attraverso intermediari autorizzati (banche e istituzioni finanziarie), e garantirà stabilità, sicurezza e interoperabilità all’interno del sistema monetario europeo.
A differenza delle stablecoin private, l’euro digitale non avrà finalità speculative, ma pubbliche e sistemiche: rappresenterà una versione digitale dell’euro fisico, destinata a rafforzare la sovranità monetaria europea e a prevenire l’eccessiva dipendenza da valute digitali estere, come il dollaro o lo yuan digitale.
Nel medio periodo, la coesistenza tra stablecoin regolamentate e euro digitale delineerà un ecosistema monetario ibrido, in cui la fiducia sarà garantita non più
soltanto dalle istituzioni finanziarie, ma anche da regole comuni, tecnologia sicura e trasparenza normativa.

Hong Kong: regolamentazione dal 1° agosto 2025

Il 1 agosto 2025 è entrata in vigore la Stablecoin Ordinance di Hong Kong, che introduce un quadro regolamentare completo per gli emittenti di stablecoin con ancoraggio a valute fiat (fiat-referenced stablecoins).
Caratteristiche salienti:

Hong Kong, controllata dalla Cina ma con autonomia finanziaria, punta a diventare hub digitale per le valute stabili regolamentate.

8. Lo yuan digitale (e-CNY)

La Cina ha proseguito l’evoluzione delle sue politiche monetarie digitali con il digital yuan (e-CNY), una valuta digitale a corso legale emessa dalla banca centrale cinese (PBOC). Questa non è una stablecoin privata, ma una CBDC (Central Bank Digital Currency).
Caratteristiche e scopi:

Inoltre, Hong Kong ha già emesso la sua prima obbligazione tokenizzata denominata in yuan offshore (offshore yuan-tokenized public bond), che segna un passo verso l’integrazione tra politiche digitali cinesi e finanza cripto internazionale.

9. Obbligazioni (“bonds”) in criptovalute e tokenizzazione di asset reali

Una tendenza emergente è la tokenizzazione di asset reali, incluse obbligazioni o titoli di debito, trasformando bond tradizionali in token digitali su blockchain (RWA – Real World Assets).
I vantaggi includono:

Ad esempio, Hong Kong ha emesso recentemente il “primo offshore yuan tokenized public bond” come esperimento notevole.

Tuttavia, esistono rischi:

In un futuro, molti bond governativi, corporate bond o titoli pubblici potrebbero essere emessi direttamente in forma tokenizzata, riducendo costi intermediari e aumentando accesso globale verso mercati di debito.

10. Stato attuale dei mercati e statistiche globali

Sebbene i dati precisi dipendano da fonti diverse (exchanges, blockchain analytics, rapporti regolatori), alcuni elementi emergenti:

11. Criticità principali e possibili soluzioni

Sfide e rischi

1. Volatilità: molte criptovalute subiscono oscillazioni ampie, rendendole inadatte come riserva stabile di valore.
2. Scalabilità e congestione: le reti possono rallentare, con fee elevate in periodi di alto traffico.
3. Consumo energetico: i protocolli PoW (es. Bitcoin) richiedono notevoli risorse energetiche.
4. Rischio regolatorio: normative instabili o restrittive possono limitare l’uso o “delistare” certi asset (come USDT in Europa).
5. Trasparenza e fiducia negli emittenti: in particolare per le stablecoin, la percezione di riserve opache può erodere la credibilità.
6. Sicurezza e custodia: perdita di chiavi private, hacking, attacchi alla rete sono rischi reali.

Soluzioni e prospettive

Valutazione: può Tether (USDT) diventare il “nuovo dollaro digitale”?

Perchè USDT (o una stablecoin qualsiasi) possa fungere da valuta di riserva globale, deve superare vari ostacoli:

Al momento, USDT gode di grande liquidità e diffusione, ma in molte giurisdizioni subisce restrizioni (in UE è delistato su molti exchange, non conforme a MiCA).
Inoltre, Tether non ha scelto di ottenere la licenza MiCA, decidendo piuttosto di uscire dal mercato europeo, piuttosto che adeguarsi viste le incertezze.
Le politiche monetarie digitali statali (come il digital euro, digital dollar, e-CNY) potrebbero offrire alternative regolamentate e con supporto istituzionale, limitando la possibilità che USDT, un emesso privato, diventi vera valuta di riserva globale.

In conclusione: anche se USDT è una stablecoin estremamente rilevante nel panorama cripto e coesiste con monete digitali sovrane e stablecoin regolamentate, in un
sistema monetario ibrido e multi-asset rimanendo un attore principale. nel nuovo contesto monetario ibrido e multi-asset – in cui coesistono valute digitali di banca centrale (CBDC), stablecoin regolamentate e asset crittografici privati – USDT mantiene la sua posizione come attore principale, garantendo stabilità operativa e accessibilità a milioni di utenti.

Tuttavia, la sua futura rilevanza dipenderà dalla capacità di adattarsi ai nuovi standard normativi globali, come il MiCA europeo e il GENIUS Act statunitense, e di mantenere la trasparenza delle proprie riserve in un ambiente sempre più regolato e competitivo.
In prospettiva, Tether non sostituirà il dollaro fiat, ma potrà continuare a svolgere un ruolo fondamentale come “dollaro digitale di fatto”, catalizzatore dell’integrazione tra mercati finanziari tradizionali e finanza decentralizzata.

12. Conclusione: stato attuale e prospettive

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Autore dell’articolo: Carlo Battaglia

 

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Nota della redazione del Think Tank Trinità dei Monti

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